— 355 — tria sotto il dominio Turco, altri molti affluirono successivamente, sino a fondare o ripopolare ottanta paesi. La maggioranza appartenevano al sud dell’Albania, fortemente intaccata dallo scisma e dall’ellenismo. Ciò si sente non solo nel rito conservato in Italia, dei Greci, (poiché nell’epoca preislamica non ci furono degli Albanesi uniti), ma anche nei nomi di parecchi illustri rappresentanti del movimento di cultura albanese in Italia. Basti notare che a Barile, p. es., nella Basilicata, vi sono due strati di popolazione: il più antico di emigrati da Scutari, gli altri da Corone in Messenia. Molti in seguito per vari motivi si latinizzarono. Greci e Albanesi vennero pure attratti dai grandi privilegi che eran loro accordati dai Re di Napoli. (Si vedano alcuni cenni in Statistica ecc. ecc. della Gerarchia e dei Fedeli di Rito Orientale (Roma 1932); e Fr. Primaldo (1) Lo studio delle successive emigrazioni albanesi darebbe certo delle sorprese anche dal punto di vista religioso, e come Venezia e Prop. Fide fi comportassero cogli Ortodossi (Albanesi) che si trovano anche nella Marta di Ancona e nella Corsica, (cfr. Monum. histórica Slavorum Meridionalium, di Makusev; Tom. I, pag. 204-210; Varsaviae, MDCCCLXXIV, dove negli Statuto della città, si prendono severe misure contro gli Albanesi « quoniam Albanen-ses (per ragione delle vendette e dei tempi e circostanze terribili) viri sanguinei sunt et malignantis naturae omnes, a quibus, tanquam a furiosis gladiis aufugendum est »; e però si proibiscono loro le armi, e anzi si dà facoltà a chiunque li trovi armati che « possit et sibi liceat illos vel illuni impune mactare vel necare ». Seguono « Tres Secreti contra Sclavos et Albanenses ci-vitatis Ancone » — « Quod Albanenses non possint esse officiales » — « Su-spensio legis contra Albanenses de non portandis armis » — « Quod in castro Pulverisiae et suis pertinentiis non possint locari domus neque possessiones Albanensibus ». — Son tutti decreti che mostrano quanto male si trovassero tra loro gli Anconitani e gli Albanesi, perchè altrove non si vede dai documenti che i rapporti italo-albanesi fossero così tesi. — « Per excessi, latrocini^ homicidii, assassinamenti et atrocissimi delitti da loro commessi sono in banno et sono rebelli del comune nostro Giovan Percano, Antonio da Cur-maldo, Gaspare Fameglio da Storio, Giovanni di Lazaro, Gregorio Morlac-chio (costui non doveva essere albanese!), Paulo Marciano, Andria Marciano da Duraczo, Nicolo de Maria, tutti Albanesi et olim habitanti nel nostro Castel di Camerata, Mitri Scura, Prende Arecci, Nicolo Baraba, Paulo Vra-P. Juric S. J. Però cfr. Acta Prop. Fide 1659, voi. 28, fol. 107, n. 28. Questi Doc. vanno dal 1428 al 1522. Più tardi il Card. Bellarmino dovrà occuparsi di loro come ortod. Qui da alcuni nomi si può arguire con proba-bil. che si trattasse già di Ortod. (Mitri Scura?... Kyriaco?...). Poi scompaiono.