— 227 — coppie che vivevano come se fossero in concubinato. Quella missione durò circa quattro settimane e fu una vera provvi-dnza per quei miseri cattolici che furon confermati nella fede e richiamati all’osservanza di certi precetti fondamentali. Fu pure un titolo di gloria per il Clero dell’Archidiocesi che forni un bravo e coraggioso sacerdote che per compiere quel dovere pastorale non esitò a sfidare pericoli gravissimi. I laramana resteranno sempre pel Padre Pasi un cruccio e un pensiero. Ma quello fu l’ultimo anno per lui di missione nella grande Archi-diocesi (1). (1) Consultando l’Archivio della Missione, si trova che Mgr. Trokshi anche dopo tutti quegli scompigli, intrighi, rotture e inimicizie, domanda ancora al P. Pasi l'aiuto dei suoi missionari con un’insistenza che fa stupire in quell’uomo. Così con lettera del 18-V e 6-V1 del 1904 supplica il Padre a non dimenticare la sua « importantissima Archidiocesi », e che ci vada coi suoi compagni a dar le missioni verso la fine dell'anno. Gli suggerisce di far due gruppi di missionari, l’uno per Sappa e per la Mir-dizia, l’altro per la sua Archidiocesi. Se potrà far questo, gliene sarà gratissimo. Domanda pure al P. Rettore un Padre per gli Esercizi Spirituali al Clero. Il P. Pasi rispondeva alla prima lettera in data 28-V-1904 dicendo che terminata Sappa e l’Abazia, invierebbe Missionari. Monsignore con lettera 29 Genn. 1905 (Prizrend) scongiura nuovamente il Padre a mandar Missionari per la Quaresima. Il P. Pasi finalmente ron lettera 26 Giugno 1905 informa Monsignore di poterlo contentare per l’Agosto, se S. Ecc. approva, e nel Dicembre di quell’anno medesimo avverte il P. Genovizzi che si fermi nell’Archidiocesi insieme col Calech. Pietro, mentre il P. Bonetti col Fr. Renci dovrebbero tornare per l’Epifania. (Lettera da Scutari 26 Die. 1905). Vien fatto di domandarsi se Monsignore fosse sincero. Per comprendere le sue anormalità bisogna ricordare la testimonianza del P. Lùshaj confermata da altri. Ciò spiega molte cose, ma non tutto. C’era nel suo carattere un miscuglio bizzarro di buone e cattive qualità. Da una parte mostra uno zelo a tutta prova pel bene religioso e morale della sua Archi-diocesi, e poi invita continuamente i Missionari, e chiede in affari importanti i consigli del P. Pasi che stima per uno dei migliori Gesuiti, e dei Gesuiti si mostra devotissimo, ma poi da un momento all’altro smentisce solennemente coi fatti le sue parole. Sembra di cuore buono e generoso, ma è terribile, nelle sue rivendicazioni, e persegue degli scopi che lo accusano d’interesse. Sembra molto abile e intelligente, ma come fu profonda e funesta la sua incoscienza nel terribile uragano che si abbattè su Prizrend fra il 1898 e il 1901, così egli stesso brigava e imbrogliava contando le parole e le promesse per nulla. Egli non pare aver allora l’idea esatta delle conseguenze nefaste a cui conducono le sue imprudenze, e sembra agire non secondo un programma fermo, ma dietro le norme di una politica senza scrupoli. Tuttavia sono inclinato a credere, che, dato