— 241 — turchi di Summa onorovano S. Nicolò e S. Michele, accendendo la candela nella loro festa ed offrendo il ferlik, ma lasciarono questa pratica sforzati da certo Hogià, che minacciò di non andar più da loro nemmeno a seppellirli dopo morte, se non lasciavano affatto quanto avevano ancor di cristiano. Per il momento sarebbe una grande imprudenza per la Missione il mettersi nell’impegno di convertirli, col rischio di sollevarsi contro tali persecuzioni, che rovinerebbero anche quanto essa può fare con i ciistiani ». Il 27 ottobre Mgr. Vescovo accompagnato da alcuni parroci, andò a Suma e conferì la cresima a un centinaio tra ragazzi e ragazze, dopo che ebbero dato con piena soddisfazione un saggio di quanto avevano imparato. Da Suma avrebbero voluto passare a Xhani, per darvi le missioni, ma non fu giudicato opportuno poiché in alcune famiglie c’era il vaiuolo, e decisero di far prima la parrocchia di Plani o Pianti, la cui chiesa stava a quattr’ore da quella del Vescovo, sotto la Qafa e Boshit, sulla strada di Shala. Vi era parroco il M. R. D. Lazzaro Mjedja scutarino, alunno del Collegio Pontifìcio Albanese, notissimo al P. Pasi che era stato suo Rettore. Egli veramente avrebbe dovuto stare a Xhani che sola apparteneva al Clero secolare, ma per la scarsezza di parroci francescani aveva accettato di prendere la parrocchia di Plani, lasciando la cura della parrocchia di Xhani al Vescovo stesso. « Appena D. Lazzaro, — scrive il P. Pasi — andò come Parroco a Pianti, invitò ripetutamente la Missione Volante, e fu contentissimo quando potè averci nella sua parrocchia. D. Lazzaro (e son felice di riferire questa bella testimonianza poiché riguarda il clero albanese) alla scienza che lo rese sempre degno de’ primi premi finché fu in Collegio, accoppia la bontà della vita ed uno zelo operoso per il bene de’ suoi parrocchiani, i quali meritatamente lo amano e rispettano, e sono pronti a far qualunque sacrificio per non disgustarlo. Quindi per noi fu facile lavorare in terreno sì ben disposto ». Passarono per tutte le cinque grandi contrade della parrocchia, fermandosi cinque giorni a Mègula, nove a Gjùraj, tre a Kuja, cinque a Pogu, e dieci alla chiesa parrocchiale dove tutto si potè fare con maggior concorso e solennità. Furon perdonati tre sangui, fra i quali uno dell’amico. 16