— 181 — Per non dar troppo nell’occhio al governo turco che pei missionari era sempre più diventato malevolo e sospettoso, questa volta volle che tutto il peso di quelle difficili missioni fosse sopra le sue spalle. Bisogna aggiungere la circostanza che c’era molto nervosismo allora in Turchia contro i Cristiani per la guerra accanita che continuava con la Grecia, e eran freschi i fatti della moschea profanata di Rusi a Scutaii. Perciò mentre i PP. Bonetti e Sereggi col Fr. Antunovic si allontanavano dal centro pericoloso scendendo verso Durazzo, il Padre col solo catechista Pietro, scutarino, che figurava come suo domestico, si dispose a partire alla volta di Prizrend. Veramente era avvenuto un fatto che poteva riuscire pericoloso pei viaggiatori, a Mje-dja presso Vau-Déjés la notte tra l’undici e il dodici ottobre. Alcuni mirditesi per vendicare certi oltraggi e ruberie fatte dai musulmani di quel villaggio alla chiesa cattolica di Vau, avevano ripetuto la gesta compiuta dai montanari soprascutarini nella moschea di Rusi. A Scutari il fatto di Mjedja eccitò il furore di alcuni che avrebbero voluto vendicare quell’insulto sui cattolici di Scutari, ma non ne fu nulla. Mjedja sebbene fosse sulla strada di Scutari-Vau-Puka, non poteva incutere soverchio timore perchè i vicini mirditesi non avrebbero lasciato invendicato un insulto qualsiasi fatto a cosa o persona sacra. 11 P. fu consigliato a non tener conto dell'awenuto tanto più che il qiraxht era un turco di Gjakova, persona conosciuta che non avrebbe lasciato torcere un capello ai suoi protetti. La sua era una carovana di 35 cavalli, e i due viandanti partirono insieme con lui il 13 ottobre. Il dover viaggiare però a quel modo in carovana se da una parte serviva alla sicurezza, rallentava il cammino e dava non poca noia, bisognando adatarsi agli usi dei qiraxhi. Infatti essi solevano tutte le mattine ricaricare su le loro bestie le cento oke (140 kg.) che ciascuno doveva portare, e camminare tutto il giorno fino a sera, senza mai fermarsi. Per refezione si contentavano di mandar giù in qualche modo, pur seguitando a camminare, un pezzo di pane di granturco con un po’ di formaggio o cipolla. Il pranzo bisognava farlo la sera dove si fermavano a pernottare dopo aver scaricati i cavalli e distribuita loro la biada. Si pensi poi ai mille inci-