— 254 — gliono addurre in queste circostanze. Ma noi tagliammo corto: si disse che la cerimonia che si faceva oggi, non era cosa pio-fana ma sacra, non era il Governatore, nè la tribù che veniva a chiedere quel perdono, ma erano i ministri di Gesù Cristo, anzi Gesù Cristo stesso, che tanto avea fatto e patito per noi (e qui trassi il Crocifisso e glielo misi davanti), Gesù Cristo che in quei giorni aveva benedetto tutti, e non volea lasciar senza benedizione quella casa ecc. ecc. Non tirasse 1’affare in lungo, dicesse chiaro e subito che cosa si sentiva di fare per amor di Gesù Cristo. Lui-Pali non ebbe una parola di risposta, ma si levò la berretta, si segnò tre volte, prese il Crocifisso, lo baciò tre volte, tre volte si toccò con esso la fronte, e me lo diede dicendo i kioft al hai h (egli sia perdonato). Tutti erano commossi, tutti gli dissero kiosc face e bardli (abbi la faccia bianca, cioè sii sempre con onore). Io mi alzai e col Crocifisso in mano benedissi lui e la famiglia pregandogli dal Signore ogni bene. Allora si fece accostare il perdonato, che stava tra la folla. Lui-Pali lo abbracciò e di nuovo gli ripetè: « Ti sia perdonato ». L’altro prese il suo schioppo e glielo offrì in segno di riconoscenza. Lui-Pali diceva d’aver perdonato per amore di Gesù Cristo e protestava di non voler ricevere nulla; ma l’altro insisteva, e tutti gli dissero: « Prendilo, prendilo » ed egli lo prese. È una cerimonia di uso; si sa già che in simili circostanze, se l’offeso perdona, l’altro deve fargli un regalo più o meno vistoso, secondo le circostanze dei due nemici e dell’offesa perdonata. Allora il perdonato fece portare due jebrìk o vasi di terra cotta pieni di acquavite e la distribuì cominciando da S. E. Monsig. Vescovo. Dopo il solito Sia lodato Gesù Cristo che si dice sempre prima di bere tenendo il bicchiere in mano, in questa circostanza si devono fare gli auguri a colui che ha perdonato, dicendogli che possa aver sempre la faccia bianca, che Dio lo rimuneri della misericordia usata, c simili. Mons. Vescovo e noi altri ecclesiastici bevemmo due bicchieri, poi ci levammo lasciando che gli altri finissero, perchè essi non si contentano di tanto, e per così poco nemmeno incominciano ». Fu pure messa una legge contro il concubinato. Era stata la piaga massima di quelle montagne. Il P. Pasi osserva espressamente che non ci si aveva l’idea giusta del matrimonio, che non si conosceva l'affinità che nasce dal Sacramento, e che il matrimonio non si contraeva che per fini bassi e umani. Monsignor Marconi appena prese possesso della diocesi trovò da per tutto unioni illegittime colla cognata, colla moglie dello zio, del