— 267 — Verso sera, durante le funzioni della Benedizione, il Padre annunziò al popolo che a mezz’ora di notte si sarebbe suonata la campana della parrocchia e sparato il cannone; a quel segno in tutte le famiglie si sarebbe recitata la Coroncina aurea davanti all’immagine della S. Famiglia che era stata a tutti distribuita. Intanto finite le funzioni alcuni colpi di fucile annunziavano che arrivava il P. Bonetti accompagnato da alcuni montanari che venivano a vedere le immagini della missione. Egli aveva fatto sei ore di pessima strada da Molla dove si era fermato 4 giorni istruendo e predicando. Aveva pure visitato Brashta; tutte e due queste contrade sono di là del Lumi i Shaliis. S’è accennato al cannone. Bisogna farne la storia. Siccome la parrocchia di Shoshi è molto dispersa e non si sentono da tutti le campane, il P. Prefetto pensò di far fare un cannone almeno per le grandi feste. Naturalmente in quelle montagne non c’erano fabbriche di cannoni, e però il Padre ricorse al kovtu; o fabbro del paese che sebbene non sapesse che aggiustar qualche vanga, o zappa, o scure, pure non gli parve vero che gli fosse data l’occasione di farsi un nome costruendo un cannone. E ci si mise attorno, e, non si sa in quanto tempo, lo fece e lo portò al Padre colla rispettiva fattura: 100 piastre (19 franchi) tra ferro e mano d’opera. E la sera delle grandi feste si spara il cannone, e la gente risponde con colpi di fucile o di pistola. Così si fece pure quella sera del lunedì di Pasqua dopo il suono della campana, e era cosa bellissima, nota il Padre Pasi, vedere i lampi e sentire lo scoppio delle armi da fuoco in tutte le direzioni per circa un quarto d’ora, dopo di che tutti erano rientrati in famiglia a pregare davanti all immagine benedetta e consacrarsi al S. Cuore. In quel giorno ci fu pure la conversione di un ladro celebre, Ndue Kola, il primo fra i ladri di Shoshi e Shala. Tre volte messo in prigione, tre volte n’era fuggito, e una volta liberando tutti i prigionieri, e riducendo al silenzio una guardia col gettarle in bocca una manata di cenere mentre gridava. Egli non rubava mai ai cristiani, ma solo ai turchi e preferibilmente agli impiegati del Governo, di modo che questo per poterlo avere in