— 285 — nel fisico e nel inorale per opera del demonio e di quelli che ne esercitano l’arte. E nei leggere gli spiriti delle tenebre del P. Franco e gli articoli che su questa materia pubblicò la Civiltà Cattolica, non mi sono punto meravigliato, perchè molti di quei casi o affatto simili ho trovato io in Albania; non già che qui si facciano coll’eleganza con cui si fanno in Italia, Francia e altri paesi arrivati all’apice della civiltà e del progresso, ma più rozzamente. La sostanza però è la stessa; la sola differenza consiste in questo che nelle montagne albanesi le diavolerie si fanno alla buona, senza guanti e spesso colle mani sporche, mentre altrove si fanno con eleganza, coi guanti e all’ultima moda. L'impedimentum ligaminis in tutte le sue forme qui è comunissimo, e questa è una delle ragioni principali per cui dopo presa la sposa si vuole differire per qualche tempo la benedizione del matrimonio. Anche il maleficio è comune, per cui si trovano molte persone rovinate da una magia operata contro di esse dalla zingara o dalla turca; altre state rovinate per un certo tempo, anche per più anni, e poi risanate all’istante da una contromagia. Ho trovato pure persone alle quali apparivano i demoni e con parole ed atti li inducevano al male e specialmente al suicidio, all’uccisione dei più stretti parenti e alla disonestà. Egli è perciò che la nostra andata nelle montagne, quell’in-segnare e far recitare tante orazioni, quel mettere il demonio e le sue opere in sì brutta vista colle immagini della morte del peccatore, del giudizio, dei tormenti dell’inferno, e colle spiegazioni e prediche che facciamo sopra di esse, e quel seguirne conversioni, riforme di vita, detestazione del demonio e delle sue opere, non deve certo piacere al principe di questo mondo, che si tenea ancor forte in queste montagne. Egli ne smaniò, e cercò di guastare l’opera del Signore e più volte sarebbe riuscito o almeno ci avrebbe molto danneggiato, se il S. Cuore di Gesù al quale è consegnata la Missione, non ci avesse difeso, e la Vergine Immacolata col suo piede potente non gli avesse tenuta ben ferma la testa. A Sciosci una pistola che si spezzò nel giuoco della fortezza potea mutar quella festa in un massacro; — una schioppettata uscita a caso a chi portava le nostre robe andando da Sciosci a Lotai, dovea uccidere il Catechista; a Lotai si fu a un pelo di troncare la Missione il secondo giorno, con Dio sa quanti omicidi; — il penultimo giorno della Missione a Scialla mentre il Fratello dopo pranzo sul piazzale vicino ai sepolcri era circondato da un gruppo di 300 ragazzi e giovinetti, fu sparato uno schioppo in mezzo ad essi, senza sapere come ciò avvenisse. Dio volle che nessuno restasse ucciso nè ferito; ma l’accorrere che in un momento fece tutto il popolo alle armi