— 225 — turchi dei luoghi vicini chiamavano quei villaggi Roma per il fervore della loro fede. Eran già passati tre mesi e mezzo che i missionari spende-vano le loro fatiche in mezzo a indicibili disagi nei villaggi di Ipek e erano, immaginarsi, quasi rifiniti di forze. Ma rimanevano alquanti villaggi che se si abbandonavano sarebbe poi stato difficile riprendervi il lavoro. Il P. Pasi fece appello alla generosità dei compagni e divisi in due binari s’incamminarono verso la Prekorupa per compiervi il difficile lavoro di altre due settimane. Intanto il P. Pasi telegrafava da Prizrend al P. Ge-novizzi che riprendesse la via delle montagne. Partito ai primi di febbraio mentre il tempo era splendido fu colto per via con la sua carovana da una così terribile burrasca di neve che ci rischiarono la pelle, e prolungò loro il viaggio di un mese con grande angustia di chi li aspettava e di chi li aveva veduti partire. Il P. Chiocchini col fr. Renci che si trovavano a Gja-kova, ripresero ai sei di marzo il lavoro nei villaggi a sud-ovest della città. Il P. Pasi restava nelle vicinanze di Prizrend percorrendo a volo i villaggi cattolici della Podrima: Velezh, Shpè-nadi, Salàgrazlide e la parrocchia di Zymbi. In poco tempo però quasi tutti, a eccezione del P. Genovizzi e del Fr. Renci, caddero ammalati, vinti dall’improbo lavoro e dagli strapazzi enormi di quell’inverno, e dopo le feste di Pasqua che quell’anno cadevano il 7 aprile, il nostro missionario insieme col P. Chiocchini, col Fr. Antunovic e il catechista Pietro ritornava a Scutari dove giungeva il 14 aprile. Il P. Genovizzi continuò il suo lavoro fin verso la fine del mese, quando anch’egli dovette abbandonare il campo per tornare a Scutari per la visita del P. Provinciale. Le missioni durate nella vastissima archidio-cesi in circostanze affatto anormali per 10 lunghi mesi, avevano stremato di forze i missionari, ma pur lasciando circa 35 villaggi senza il beneficio della visita missionaria, avevano prodotto quasi da per tutto quel bene che da esse si era ripromesso il Sommo Pontefice quando aveva obbligato l’Arcivescovo e i Missionari a sottoporla a quella disciplina spirituale. Ma prima di abbandonare l’Archidiocesi e troncare la storia delle missioni del P. Pasi in essa, devo far cenno dell’opera 16