— 20 — diminuendo sotto l’impulso dei re slavi da una parte che mirando a creare quasi una chiesa nazionale, favorivano Antivari, e dall’altra perchè Antivari stessa tendeva a risuscitare il nome e i diritti della chiesa di Dioclea. Inoltre era già cominciata la lotta fra Spalato e Ragusa pel diritto metropolitano, sebbene poi finisse con la vittoria di quest’ultima. Se non che Antivari si era venuta svincolando così che Gregorio con l’aiuto del clero spalatino riusciva a ottenere il pallio verso il 1178 (AAlb. I. n. 63). Ragusa non cedette e prese la rivincita anche contro An-tivari per un certo tempo finche verso la metà del sec. XIII. la grande questione terminava definitivamente in favore di questa (1). Convien notare che in tutti i documenti di quell’età ri-ferentesi alla controversia tra Ragusa e Antivari tornan fuori quasi sempre gli stessi nomi di diocesi più o meno corretta-mente. Da una lettera di Innocenzo IV in data 18 marzo 1252 si comprende che adhuc sub judice lis est. Ma il 27 giugno 1260 Alessandro IV ordina a Lorenzo arcivescovo di Antivari di far vescovo di Sarda Fra Pietro de Tybure O. M. Con ciò dopo le controversie degli anni precedenti era riconosciuto di fatto il diritto metropolitano di Antivari. A questo diritto fu aggiunto, quantunque non si sappia in qual data, il titolo di Primate del regno di Serbia corrispondente all’antica Mesia. Clemente VII con lettera del 26 nov. 1523 a Lorenzo, chiama l’Arcive-scovo di Antivari, Primate di tutto il regno della Servia, e ciò è confermato da un’altra sua lettera del 27 maggio del 1524. Marino Bizzi (1608-1625), e il suo successore Pietro Mazrek (1624-1635), come più tardi il celebre Vincenzo Zmajevic (1701-1745), daranno prova di questo diritto visitando tutte le Chiese dell’Albania e della Serbia, sebbene lo Zmajevic lo dovesse fare anche in qualità di Visitatore Apostolico (2). È necessario tener (1) Come si rileva da un documento di Clemente III del 1089, sebbene surrettizio, da principio si intesero attribuite alla metropolitana di Antivari le Chiese suffraganee di Cattaro (?), Dulcigno, Svaj, Scutari, Drivasto, Pùlati, Serbia, Bosnia e Tribunia, e tutti i monasteri sia dei Dalmati, come dei Greci e degli Slavi. (AAlb. I, n. 68). (2) Riferiamo qui pure la statistica della Diocesi di Scutari secondo la relazione di D. Stefano Gaspari Visitatore d’Albania; an. 1671. (Vedi Hylli i Dritès ■ Vj. (an.) VI, Nr. XI, p. 605; Vj. (an.) VII, Nr. 3, p. 154 sgg.).