— 147 — braccio a Tizio che cominciò a dimenarsi e mostrare che non era già uno scherzo, ma si faceva davvero. Allora accorsero altri, separarono i due giovani e li accompagnarono alle loro case. Ma Tizio era fuor di se e giurava che sarebbe andato all’inferno, ma avrebbe ucciso Caio, perchè l’aveva deriso in chiesa. La mattina seguente essendogli passato l’effetto dell’acquavite e riflettendo a ciò che avea fatto in tempo e giorno sì santo, dietro le esortazioni dei cristiani disse che si pentiva del suo trascorso e perdonava a Caio. Prima della Messa seppi di ciò che era accaduto la sera precedente, e ringraziai molto il Sacro Cuore di Gesù e la Madonna che ci avevano preservato da sì enorme scandalo, che avrebbe distrutto in gran parte il bene della Missione e avrebbe dato occasione ai turchi di spargere le più strambe dicerie sul conto nostro. Dopo la Messa mi furono condotti i due giovani Tizio e Caio perchè in presenza mia si abbracciassero e perdonassero, come fecero di fatti e con grande e universale consolazione. Ma Tizio era Congregato e l’onore della Congregazione richiedeva che subisse una penitenza; però si temeva che il giovane un po’ focoso, rifiutasse di assoggettarvisi e ci creasse delle tribolazioni. Si raccomandò la cosa al S. Cuore e alla Madonna, e Tizio portò la Medaglia della Congregazione dicendo: che si assoggettava a qualunque penitenza. Gli fu suggerito che sarebbe stata cosa di grande edificazione per tutti e di grande merito per sè, se avesse chiesto perdono in pubblico per lo sbaglio che aveva fatto, ed egli non vi si rifiutò. E infatti il domani, 18 ottobre, ultimo della Missione, dopo che io ebbi dato i ricordi e benedetto il popolo, mentre teneva ancora il Crocifisso in mano, chiamai Tizio e lo invitai a manifestare a tutti che veramente era pentito del fallo commesso, domandando perdono in pubblico e baciando le piaghe del Crocifisso. Tizio si levò dal suo posto, venne all'altare, si inginocchiò e tre volte ad alta voce disse rivolto al popolo : M'bani alhalh (perdonatemi) e tutto il popolo tre volte gli rispose: Alhalh t'kioft (ti sia perdonato). Allora gli fu dato da baciare il Crocifisso e gli fu restituita la medaglia della Congregazione. Appena deposi la cotta e la stola, Tizio mi si avvicina e mi dice: Padre, voglio confessarmi, e per farlo bene, ho scritto in un foglio di carta tutti i peccati della mia vita. Si confessò e fece la comunione alla Messa del popolo. Molti erano commossi fino alle lagrime al vedere questo trionfo della grazia in quel giorno stesso nel quale, se al demonio riusciva bene il colpo, noi avremmo dovuto fare i funerali dell’ucciso Caio, e saremmo diventati la favola fra i nemici della Fede ».