— 300 — a Quanto a ine, io perdono ora e di cuore l’uccisore di mio fratello; però prego di darmi tempo fino a domani o posdomani prima di baciare il Crocifisso. La mia casa è lontana, la moglie e i figli del mio fratello ucciso non sono qui; questa sera io parlerò con essi; se mi ascolteranno e perdoneranno, verremo insieme a baciare il Crocifisso alla chiesa; se essi non vorranno perdonare, mi separerò da loro e li rimanderò alla loro casa e verrò io a baciare il Crocifisso in segno del mio perdono ». In fatti così fece, perchè qualche giorno dopo, mentre tornavamo dalla Missione di Tliethi, egli dalla sua casa venne per dove noi dovevamo passare, e dichiarò che non avea potuto indurre la famiglia dell’ucciso a perdonare, ma che egli l’avea separata da sè, e baciava il Crocifisso in segno del suo perdono. Ci fu qualche altro perdono più facile, e poi un perdono generale tra i presenti, e così finì la funzione. Erano già passate due ore dopo mezzogiorno, e quindi andammo in una casa vicina a mangiare. Finito il pranzo, eravamo già pronti a partire alla volta dell’ospizio, quando un tale mi trasse in disparte e mi disse che avrei fatto bene ad aspettare un poco, perchè molta gente era andata alla casa di uno tra quelli che cercavano il sangue, affine d’indurlo a perdonare; se mai fossero riusciti ad ottenere il perdono, era bene che io mi fossi trovato là per fargli baciare il Crocifisso. Fino allora era stato contrario ad andare nelle famiglie per fare intercessioni, e a qualcheduno che me n’avea pregato, risposi che non avea alcuna speranza di ottener alcun frutto, e quindi non volea esporre la dignità di Sacerdote e molto meno quella del Crocifisso a ricevere uno smacco. Ma il S. Cuore e la Madonna aveano cambiato il cuore agli altri e anche a me. Domandai se era molto lontana la casa dove s’erano raccolti a intercedere, e sentendo che solo un dieci minuti, domandai chi venisse ad accompagnarmi, chè sarei andato io col Crocifisso. Subito si offersero cinque o sei persone che aveano più ascendente suU'animo di chi dovea perdonare, e mi seguirono. Giunti a poca distanza dalla casa dove eravamo diretti, vedemmo la gente che ne usciva e partiva senza aver potuto ottener nulla. Appena videro noi, tornarono indietro, e quando io entrai trovai la casa piena di gente. Il ¡ta-drone del sangue era l’ammalato, del quale parlai sopra; stava sopra un pugno di felci vicino al fuoco. Era molto agitato, e si dimenava tenendosi un po’ sollevato mediante un pezzo di corda legata a un trave, alla quale si attaccava colle mani e si aiutava per mutare posizione. Mi misi vicino a lui, gli presentai il Crocifisso dicendo che essendo egli ammalato, N. S.