— 263 — giorno facendosi visite e tirando al bersaglio. Chi è lontano dalla chiesa quel giorno non ci va: chi è vicino interviene purché il parroco celebri per tempo in modo che possa tornar a casa a mangiare il pane benedetto. Invece il secondo giorno di Pasqua tutta la bandiera si raccoglie alla chiesa parrocchiale per la messa che si celebra a mezzogiorno. Poi si fermano alla chiesa a giuocare, cantare e tirar al bersaglio e passano il giorno in allegria, poiché hanno già mangiato. Tale allegria però dà occasione alle volte a vere tragedie di sangue per una parola mal detta o mal ricevuta, e anche perchè i mettimale approfittano di quelle occasioni per sfogare i loro odi e provocar la uccisione dei loro nemici o che vadano in rovina. Proprio quell’anno una tragedia simile avveniva alla chiesa di Fira che conosciamo. Invece a Shoshi la Madonna di Lourdes e il S. Cuore protessero la popolazione da ogni disgrazia, e la festa riuscì a meraviglia. Il Padre prese occasione dalla predica per provocare nel popolo la detestazione dei principali abusi. Fra l’altro protestarono di detestare (gridando tobe, tobe) contro il giuoco praticamente immorale del kapùg, o dell’ane//o. In che cosa consiste codesto giuoco dell’anello o del ka-pùq?. È il divertimento delle lunghe sere invernali presso i montagnoli, e si fa in questo modo: « I giocatori si dividono in due ordini come negli altri giuochi di carte o dadi, poi si dispongono in cerchio seduti per terra, tenendo ciascuno dinanzi a sè il knpùq o berretto colia bocca in giù. Allora uno dei giuoeatori gira con un oggetto qualunque, per lo più è una palla da schioppo o un anello (per cui si chiama anche giuoco dell'un« o anello), e girando mette la mano sotto ciascuna delle berrette, lasciando intanto furtivamente e in modo che nessuno si accorga, sotto una di esse l’anel- lo o oggetto che teneva in mano. Allora s’interrogano i giuoca-tori: dove è l’anello? e secondo che sbagliano o indovinano nel rispondere, si contano i punti; e dopo tanti punti si vince la partita. Questa è la prima parte del giuoco e fin qui non v’è alcun male. Ma dopo questa prima parte viene la seconda, e consiste in ciò, che tutti si alzano in piedi, si dividono in due gruppi di vinti e vincitori, e si mettono uno di fronte all’altro in debita distanza uniti e legati insieme colle braccia che ciascuno fa passare sulle spalle e attorno al collo del vicino. Cominciano a cantare e far a gara i due partiti per vincersi l’un