— 149 — cedente aveva lasciato l’Arcliidiocesi di Scopia per terminare le missioni di Pillati, aveva dato parola all’Arcivescovo, al Clero, e al popolo che nel gennaio di quest’anno avrebbe ripreso le missioni in quella vasta e difficile Archidiocesi. Se non che al momento opportuno di partire, egli era stato preso da un assalto d’influenza che lo costrinse a star 4 o 5 giorni a letto. Perciò il 16 gennaio il P. Sereggi prendendo occasione di alcuni qiraxhi o carovanieri che dovevano ritornare a Gjakova, partiva insieme col fratello catechista. Era caduta molta neve per cui il viaggio si rese più difficile del solito durando sei lunghi giorni. Non sarà fuor di luogo riferire come dovettero i missionari passar la notte che li colse oltre Vau-Spas. « Giunti (verso la sera del quinto giorno) al guado di Spasi si dovette aspettare più di tre ore prima che si potesse passare il Drino. Finalmente si entrò nel trap, che è formato da due pezzi di albero scavati e uniti insieme, e si passò. La sera fummo costretti a fermarci in un tìan o albergo che è il più sprovvisto ed abbandonato che si trovi in questi paesi. Questo albergo o meglio capanna, è fatto di grosse tavole distanti una dall’altra quasi un palmo, e coperto di paglia. Entrativi non trovammo nessuno. Si chiamò il padrone che aveva la casa poco distante. Intanto si accese un gran fuoco, perchè non si poteva reggere dal freddo; ma il calore sciogliendo la neve del tetto, ci faceva gocciolare sopra l’acqua; oltre di che con grande difficoltà si potè avere un poco di fieno per distendervisi sopra e passare la notte. Per istrada avevamo comprato quattro uova coll’intenzione di fare la sera una frittata, se avessimo trovato un po’ di burro, ma essendo caduto un cavallo nella neve, colui che teneva le uova, nel rialzarlo le lasciò cadere in terra e la frittata fu fatta prima del tempo. Per buona sorte si potè trovare un poco di miele, e con quello si cenò. Da ogni lato penetrava il vento, davanti eravamo scaldati dal fuoco, ma la schiena era intirizzita dal freddo, per cui poco si potè dormire. Pure il Signore ci riempiva di consolazione pensando alla grotta di Betlemme ». La pittura che il P. Sereggi fa delle abitudini e delle condizioni religiose di quelle popolazioni è in tutto e per tutto conforme a quello che ce ne ha già detto tante volte il P. Pasi parlando dei montanari. Il P. Sereggi fa rilevare soprattutto la ignoranza in fatto di religione, causata in gran parte dal fatto