— 231 — Kupelnik (Kopliku) e Lohja. Evidentemente non abbiamo in questo documento una descrizione e tanto meno una delimitazione geografica dei due Pùlati, ma semplicemente una vaga indicazione regionale per cui siamo indotti a pensare con l'aiuto di altri documenti, e questi ecclesiastici, che Pùlatum indicasse nell’Alto Medio Evo la regione posta sul fiume Drino press’a poco dal territorio della Vaibona o Dardha fino a Kopliku. Resterebbe però a decidersi se l’imperatore Dusan non allarghi indebitamente i confini di Pùlati inferiore. Comunque abbia egli preso i confini di un territorio soggetto alla sua giurisdizione civile, considerando la cosa dal punto di vista ecclesiastico, non siamo in nessun modo autorizzati ad ammettere che la regione di Kopliku facesse parte della diocesi di Pùlati inferiore. Finora, seguendo le congetture del P. Farlati il quale sembra si attenesse alle indicazioni o spiegazioni che gli mandavano i Padri Francescani di quel tempo, si ritenne che Pùlati inferiore comprendesse tutta la regione che si stende da Qafa e- Beshkasit fino a Qafa e N derma jnes e che il territorio che va da Qafa e N derma jnes fino alla regione di Krasniqe (Castreniehia) (1) fosse stato sotto la denominazione di Pùlatum Majus. Ora si rileva invece dai documenti ecclesiastici del secolo XIV che la diocesi di Pùlatum minus passava sotto il nome di Sardiensis (malamente alle vòlte Scordiensis). Va da sè che si deve pensare a Sarda. E seguendo gli elenchi dei Vescovi delle rispettive diocesi, tenendo conto pure della doppia denominazione di Sar-dienses, o Sardinenses, o, per errore di copisti, Scodrienses e Polatenses minores, s’arriva a comporre tutto senza contraddizioni storiche. I Vescovi che «i presentano semplicemente come Polatenses appartengono a Pùlatum Majus. Lasciamo stare per ora la questione della così detta città di Pùlati, o l’altra della Sede episcopale. I Vescovi Polatenses majores cominciano con un certo Theodorus, nome dubbio, nel 1142, quando Pùlati era suffra- (1) Il Gaspari nella sua Relazione parla del fiume Casterigia (Krasniqe) che evidentemente è la Vaibona, sebbene non si sappia come questa separasse l’archid. della Servia o Scopia da quella di Seniori. V. tifili i Driles, Vj. VI, p. 378. se non in quanto Scodriense* »’interpretava per Scutarenses.