— 105 — Allora si pensò a pacificare i 10 sangui prescindendo da quello dell'amico. L’ultimo giorno ci fu un momento che tutto pareva disperato, ma alla predica di chiusa Dio piegò la fierezza di quei cuori all’eroismo del perdono. Con questo si ottenne pure di comporre altri gravissimi imbrogli e dissidi per danni e offese. Un abbraccio del popolo che durò mezz'ora mise termine a quella festa trionfale della carità di Cristo. Fu suggerito che andando a Pentari i missionari deviassero per Velipoja per tentare un ultimo colpo coi capi influendo soprattutto Sull’Alfiere. L’accoglienza che ebbero presso questo celebre montanaro fu quanto mai cordiale e generosa, ma non si ottennero che le promesse dell’altra volta; promesse che terminarono in una negativa. Il Bajraktàr era allora nel fiore dell’età e gli anni non l’avevano ancora piegato a quel buon senso cristiano che acquistò poi. Un mese più tardi in conseguenza di quel rifiuto a Mali Kòlaj si commetteva un altro omicidio per prendere il sangue dell'amico. Il cuore del missionario che dovette sentirsi crudelmente trafitto da quella puntura, fu consolato a Pentari dove ottenne il perdono di un sangue che per essere gravissimo e recente lasciava poco a sperare. In quella parrocchia di 60 famiglie non si era mai data la missione, e il popolo che l’aveva ardentemente desiderata vi corrispose con grande entusiasmo religioso. I due sangui che c’erano furono perdonati. Erano gli ultimi passi che il P. Pasi faceva sulla via eroica che lo rese uno dei più grandi uomini dell’Albania moderna, vero benefattore di un popolo a cui si direbbe che pesi sopra la testa, una grande maledizione, e un terribile destino.