mezzogiorno) c’è tregua, e il Governatore si rende responsabile pei cristiani; di poi non si sa cosa accadrà. I soldati custodiscono i capi delle strade dei cristiani, la nostra strada e la Cattedrale. I turchi hanno giurato la distruzione di cinque tra Chiese e case, la nostra è una delle più ricercate. Aggiunge la donna che domani deve essere qualche cosa di tremendo per Scutari. Non potè la donna prendere lettere nè dal P. Rettore nè da altri. Il Kusctrìm è già dato dappertutto; non ci resta che raccomandarci al S. Cuore ». Così il P. Bonetti. Ognuno può immaginare in quali angustie ci dovessimo trovare. Frattanto il lunedì dopo mezzogiorno cominciarono a ritornare a Hoti quelli che erano accorsi all’allarme. Erano andati fino a tre ore da Scutari, là uscirono loro incontro i capi delle montagne che stavano in città; li assicurarono che a Scutari nulla era accaduto di grave; le Chiese non s’erano toccate; ai cristiani non s’era fatta offesa; che anzi il Governatore avea preso tutte le misure per la loro sicurezza; un po’ di disturbo era nato per un insulto fatto a una moschea, ma si sarebbe aggiustata ogni cosa; tornassero alle loro case e stessero quieti. Così essi per ordine di chi temeva la discesa dei montanari, e dopo aver ricevuto larghe mancie per quell’ufficio di traditori. Il P. Bonetti da Bàisa mi scriveva di nuovo dandomi alcune notizie prese qua e là; ma si vedeva che erano cose vaghe e da non poter su di esse far molto caso. Egli avea mandato uno a Scutari per aver notizie sicure; si aspettava ma non era ancor tornato. La donna che avea portato la prima ambasciata, era uscita di città dietro a una turca senza subire molestia alcuna; ma nel tornarvi fu presa dai soldati che custodivano le strade, e condotta in Serraglio e spogliata e cercata dappertutto: e non trovandosi le lettere sulla persona, si cercò sul cavallo che essa aveva, e si ruppe il basto, e lo si fece in pezzi per vedere se in esso vi fosse nascosta qualche carta. Ma non si trovò nulla, e da noi si dovette pagare anche il basto rovinatole da quegli sbirri. In questo trambusto di cose avrei voluto sospendere la missione, ma il M. R. P. Pro-Prefetto e il R. P. Agostino Parroco di Aràpscia erano di parere che si dovesse continuare; e sostenevano che sarebbe stato dannoso l’interrompere. Noi non ci eravamo compromessi nè immischiati punto in quanto era accaduto; il sospendete la missione potea sembrare un condannarci o un darla vinta ai nostri nemici che la contrastavano; inoltre ci restava moltissima gente da confessare; adunque si finis-