— 159 — perto in mezzo al fango e alla neve. Nel pomeriggio dell'undici si unì al P. Pasi anche il P. Sereggi col fratello, quando già la missione era incominciata. Cominciò bene e continuò sempre meglio. La neve che cadde la notte del quarto giorno, invece di impedire il concorso, lo accrebbe. Il sesto giorno doveva essere il giorno dei grandi trionfi della grazia. Il Padre tenne la predica del perdono, e dopo le formule generali e proteste di perdonarsi l’un l’altro le offese che mai si fossero fatte, il Padre si rivolse agli uomini domandando se mai ci fosse nessuno che per amore di Gesù Cristo volesse perdonare qualche grave ingiuria speciale. Nessuno parlava, nessuno si moveva. 11 missionario incalzò esortando al sacrificio e alla generosità che attira le benedizioni di Dio, e subito si accostarono alcuni dei principali del paese. Lasciamo il racconto in bocca al padre. « Nkol Geta che stava vicino a me, mi disse : Padre, chiama Gini e fagli perdonare. Gini era il fandese di Palabardh che ci aveva ospitati con tanta carità nel suo villaggio, poi ci avea condotto a Grama-celi e ogni giorno era intervenuto alla Missione conducendo seco quanti più ragazzi poteva, anzi egli stesso stava tutto il giorno ad istruirsi coi ragazzi e li riconduceva a casa la sera. Qualche giorno prima Gini mi si era presentato mentre io confessava e mi disse: Padre, per nessuna cosa del mondo vorrei restare senza confessarmi in questi giorni, però non posso farlo senza farti prima conoscere in che stato io mi trovo, perchè so che l’assoluzione non si ruba. Qualche anno fa mentre in un villaggio qui vicino si tiravano delle schioppettate per l’arrivo d’una sposa, una palla cadde nel cortile della mia casa e ferì un ragazzetto di mia famiglia che rimase cieco d’un occhio. La cosa non fu colpevole, fu un vero caso, ed io, benché secondo il mondo potessi esigere mezzo sangue, cioè una ferita, sapendo che non ci fu colpa alcuna nel feritore, avrei perdonato se egli mi avesse fatto parlare e si fosse adoperato perchè io gli perdonassi. Ma invece la cosa andò così che chi tirò lo schioppo era krusck o persona che accompagnava la sposa, e quindi voleva che la ferita non andasse a lui, ma al padrone della casa dove si conduceva la sposa, perchè per essa egli aveva tirato. Invece il padrone della casa dove andava la sposa, voleva che la ferita fosse a carico di chi l’avea fatta. Il nostro Gini diceva ai due litiganti: Il fatto della ferita è certo; che io abbia diritto a mezzo sangue è certo; che uno di voi due mi debba questo