— 247 — rante la notte non avessero ottenuto nulla, il giorno dopo ci sarebbe andato il P. Deda a fare il tentativo supremo. Ma non fu bisogno. Ci vollero due ore di lotta, di suppliche e insistenze, ma finalmente cominciarono a cedere; alcuni piangevano, altri stavano stupidi e muti; levarono da terra il Crocifisso e perdonarono. Il giorno dopo si raccolsero in una stanza dell’episcopio una trentina di persone, e i parenti degli uccisi abbracciarono gli uccisori, e bevvero insieme l’acquavite di rito. Fu fissato poi quel che secondo il Kanu ciascuno degli uccisori doveva pagare alle famiglie degli uccisi in risarcimento dei danni, e determinato secondo i casi il termine pel pagamento. L’ultimo a perdonare fu più generoso di tutti lasciando tre anni di tempo al suo debitore. La somma fissata per un ucciso maschio è di sei borse, come qui si dice (qese), cioè 600 franchi. Da Xhani passarono a Kasneci, contrada della parrocchia di Kiri, sul versante destro della valle. Vi rimasero tre giorni istruendo e confessando, e il lavoro missionario di quell’inverno vi fu coronato dalla conversione di un famoso ladro e assassino che levatosi in mezzo al popolo in chiesa protesti» che non avrebbe mai più toccato roba altrui nè fatto male a nessuno. Dopo di che presero la via di Scutari dove arrivarono la mattina del 3 gennaio. b) Missioni a Prckali, Kiri, Shoshi, Shala, Thethi, dal 24 Febbr. al 10 Maggio 1893. Il giorno delle ceneri cadeva quell’anno 1893 il 15 febbraio e i missionari dovevano essere in campo, come il solito, per la quaresima, che è il tempo più opportuno. Secondo gli accordi presi con Mgr. Marconi avrebbero dovuto cominciare dalla parrocchia di Kiri. Se non che per chi ci si reca lungo il torrente dello stesso nome, ed è la strada ordinaria, a quattr’ore dal villaggio della chiesa s’incontra Prèkali, frazione di Shoshi. Era allora un gruppo di trenta case, accucciato dove il torrente fa una svolta brusca sotto le grandi barriere della tribù di Shoshi, da una parte, e il Cukali a sinistra che sale verso le sue cime con scaglioni e erte vertiginose. La valle del torrente, per chi c’è entrato dalle chiuse del ponte di Mesi, o meglio, un