— 53 — tutto e sopra tutto al tempio vivo che sono i poveri perchè con la miseria estrema del vivere non perdano la vita ereditata pei sangue di Cristo dal suo proprio spirito eterno. In Albania, eccetto la chiesa paralizzata di Elbasàn, non c’è ancora nessun istituto di propaganda per la dilatazione della fede in mezzo ai moltissimi (i nove decimi della popolazione) che ne vivono separati: ma se non si bada neppure efficacemente a conservare 1 cattolici che vi sono? « Se noi non fossimo così privi di mezzi, ma potessimo disporre del necessario, si potrebbe istituirne un’opera utilissima allo scopo di impedire che tanti poveri e specialmente donne e bambini, vadano a trovar alloggio e vitto tra i turchi, e s’impedirebbero tante defezioni dal cristianesimo ». Queste parole del P. Pasi sono vere anche oggidì per la povera Albania! Vediamo ora come la missione estese i suoi benefici per mezzo dell’opera indefessa del P. Pasi anche ai cittadini di Scutari, a qualunque classe appartenessero. 7. — La città di Scutari domanda la missione. I PP. Pasi, Jungg, Sereggi e Genovizzi la predicano dal 21 Ottobre al 1. Novembre 1896. Finora abbiamo accompagnato il missionario nelle montagne dove la fede rozza ma viva del popolo apre facilmente la porta alle vie della grazia. La città per quanto vi fiorisca la vita cattolica è troppo varia nei suoi elementi morali, e ci vuol certo una tattica speciale anche nell’apostolo per conquistare le anime alla grazia. Scutari formata da una popolazione oriunda quasi interamente dai villaggi e dalle montagne severamente e sinceramente cattoliche (quantunque il più delle volte a loro modo), continuò a mantenere intatto il deposito della fede e l’integrità dei costumi finché dovette sottostare al dispotismo turco sempre più o meno fanatico e intollerante. Quando la politica estera soprattutto dopo il trattato di Berlino cominciò a occuparsi e preoccuparsi anche troppo di questa povera Albania, si aprì largamente la via alle propagande estere d’ogni maniera. Tutto serviva per fare la politica: la diplomazia reli-