— 280 — leano veder prima che cosa si sarebbe fatto nelle contrade della chiesa parrocchiale, dell’Alfiere e dei Capi maggiori. Il giorno 11 marzo martedì vi fu la chiusa delia Missione; rinnovazione dei propositi fatti nei giorni precedenti; si fece tobe di più non giuocare al kapiic o berretto; si eresse una Croce stupenda, la più bella e la più grande che siasi vista finora nelle nostre Missioni, si benedissero altre settanta croci fatte durante la Missione per mettere sui sepolcri o lungo la via, ma tutte belle, grandi circa due metri e lavorate. Si finì gridando: Viva Gesù Cristo; Viva la Croce; sia maledetto il demonio; sia sempre da noi lontano; e si fece una salva di schioppettate, che furono il segno per le altre contrade che partivamo da Lotai per andare alla chiesa. Il M. R. P. Camillo avrebbe voluto venire egli stesso a Lotai e prestarsi nelle funzioni e nell’udir confessioni, ma per due o tre giorni fu indisposto per gli strapazzi sofferti nella quaresima allorché dovette girar la parrocchia per confessare e benedire, e nei due ultimi giorni fu chiamato per ammalati a distanze grandi e in direzione opposta alla contrada dove eravamo noi colla Missione. Però ci scrisse, mandò persona apposta ad informarsi come stavamo e come procedevano le cose della Missione, e l'ultimo giorno mandò due persone e cavalcatura a prenderci. Con queste e con parecchi di Lotai che ci vollero accompagnare, partimmo alla volta dell'ospizio del P. Camillo. Da Lotai fino al fiume v’è un’ora circa di discesa; la facemmo cantando orazioni e i canti della Missione, giacché questa gente non si stancherebbe mai di dire orazioni, e non capisce che i padri alle volte non ne possono più, tanto sono sfiniti dal parlare e predicare, e anche andando per istrada e perfino nelle salite cantano o recitano orazioni e ci richiedono di soccorso. A venti minuti da Lotai sulla via si trovano i ruderi d’una chiesa antica e una quercia annosa e ormai rovinata dal tempo e dalle intemperie, sul tronco della quale sta una bella croce di legno. I passeggeri là si fermano, levano il berretto, fanno il segno di croce con qualche giaculatoria e si riposano prima di continuare il viaggio. Così facemmo anche noi. Alcuni di Lotai ritornarono perchè erano ancora digiuni dal giorno inanzi; noi avevamo mangiato un boccone di pane che ci aveano portato alla chiesa, perchè ci era mancato il tempo di sdigiunarci altrove. Si proseguì il cammino intonando il Rosario del S. Cuore; eravamo in una magnifica selva che c’impediva di vedere le case che stavano nella lingua di terra giù vicino al fiume e di fronte a noi, quando con nostra meraviglia sentiamo da lontano