— 31 — « Mentre io stavo a Vuksan Lekai morì una giovane sposa alla quale mancava solo qualche mese al parto. Dopo fatta l'assoluzione e benedetto il sepolcro, il padre dello sposo mi disse che l'uso del paese portava che messo il corpo nel sepolcro, una donna le facesse l’incisione per estrarne la creatura, tagliarle i capelli e collocarla vicina alla madre. A stento potei indurlo a non farlo. — Anche qui grande ignoranza; lontani un due ore dalla chiesa non si va a Messa che due o tre volte l’anno; non si (ci) si confessa che in quaresima, quando viene il Frate, se pure non si salta la Pasqua, si ignorano le cose più necessarie e più ovvie di nostra Santa Religione, e si hanno le idee più strane intorno a vari punti di essa. 11 mio ospite per es., mentre mangiavamo e dopo cena si intratteneva volentieri con me, e mi faceva spesso domande sì strane che ben facevano vedere la sua ignoranza, e argomentare quella degli altri. Mi domandava per es. se il S. Padre mangia e beve e muore come gli ajtri uomini; se qualche volta per es. nelle feste gli viene qualche lettera da N. Signore o da S. Nicolò o da qualche altro Santo del Paradiso. — Se il Signore qualche volta mangia come noi; se in Paradiso vi saranno pecore, capre e altri animali; se alla morte l’anima esce dal corpo quando l’uomo cessa di respirare o quando si mette nel sepolcro. Se per fare un nuovo Vescovo si sceglie quel prete che sa le orazioni meglio degli altri ». Tutto ciò fa certamente venire a fior di labbro un riso gustosissimo, ma io non so non ammirare la semplicità di queste concezioni primitive, e mi ripeto la domanda se questa non tinca la boria e la sapienza dei così detti saggi. Il Padre si trattenne a catechizzare i fanciulli a Vuksanlèkaj fino all’undici ottobre quando ritornò alla Chiesa da P. Nicola. Il 17, festa della Maternità, l’Arcivescovo cresimò una cinquantina di ragazzi, e il 18 ritornarono insieme a Scutari. Il giorno della festa era disceso a Traboina anche il Padre Teodosio parroco di Gruda da 26 anni. In quell’occasione egli ebbe a raccontare due fatti che fanno rimanere a bocca aperta dallo stupore, e ci trasportano un momento, si direbbe, nel regno delle favole, o al tempo che l’uomo nella sua innocenza primitiva, sapeva divertirsi cogli animali più terribili. Ecco i due fatti come uscirono dalla penna di P. Pasi. « Anni sono vicino a Gruda un orso che spesso facea danno agli armenti, un giorno prese una pastorella e senza farle male