— 153 — farsi cristiani. Tanto essi quanto i Dervise in mezzo a qualche barlume di luce che fa loro stimare Gesù Cristo e disprezzare la religione degli Hogià, hanno mescolati tanti errori, e sono stretti da tali funi che sarebbe un miracolo di primo ordine se uno di essi si facesse cristiano; umanamente parlando ciò è impossibile. Questi Dervise poi come pure gli Hogià sono di grande danno a questi poveri cristiani che se li vedono spesso in casa, e si sentono sempre parlare di religione, lodare il maomettismo e far difficoltà contro la nostra santa Religione. Non sono gente dotta nè gli Hogià nè i Dervise, perchè non hanno fatto studi, ed è molto se sanno leggere il Corano e scrivere il turco; eppure si danno per maestri e per dotti, e fan dire al Corano tutte le fiabe che han sentito raccontare essi, e quelle che essi stessi inventano; e i poveri cristiani devono sopportarli e tacere, e forse qualche volta mostrar di credere quanto dicono, sia perchè non sanno che rispondere, sia per timore, trovandosi così in mezzo a turchi e al loro servizio. Però alle volte si trova qualche cristiano di lingua sciolta e senza vergogna che con quel poco che sa della nostra religione e col suo buon senso, dà risposte terribili e che chiudono la bocca ai poveri Hogià e Dervise. Convien dire che Nostro Signore stesso li aiuti e suggerisca loro le risposte secondo la promessa che ha fatto, di mettere in bocca ai cristiani quanto dovranno rispóndere nei tribunali del secolo, senza che essi debbano pensare prima ciò che dovranno dire. Una sera ili una famiglia cristiana fandese nella pianura di Giacova v’era un Hogià. Questi, secondo il solito, comincia a parlare di religione e raccontare mille storie in proposito, mescolando il vero al falso e il chiaro all’oscuro. Cominciò col dire che vi è un Dio solo, il quale, non è simile a nessun altro ente. Questo Dio ha creato l’uomo, il quale non può fare se non ciò che è stabilito da Dio, e quindi se Dio ci rimunera lo fa per sua mera bontà e non perchè noi lo meritiamo, giacché tanto nel bene che nel male che operiamo, non facciamo se non ciò che Dio ha stabilito. Quindi è che nell’altro mondo vi sono bensì due luoghi cioè il gehem o inferno e il genet o paradiso, e per andarvi c’è il sirat o famoso ponte tagliente più che rasoio, sopra il quale tutti debbono passare, ma i fedeli, cioè i turchi, lo passeranno e andranno al genet o paradiso, e gl’infedeli o non turchi precipiteranno da esso ponte e cadranno nel gehem o inferno. Però Dio è misericordioso, e tutti quelli che avranno creduto in Dio, saranno un giorno liberati dall’inferno, grazie a potenti intercessori; giacché prima vi sarà l’intercessione dei Profeti, poi dei Dottori, poi dei Martiri, poi degli altri fedeli. E se mai restasse