— 76 — dov’erano stati invitati dal P. Basilio ottimo e zelante religioso. Il P. Bonetti che li aveva raggiunti qualche giorno prima a Gruda, vi restò per aiutare il P. Benvenuto, vecchio e malaticcio che vi si era recato a far da parroco per obbedienza e con un vero atto eroico, finche fosse provveduta di altro pastore quella parrocchia che da tempo ne era rimasta senza. « Le tre Feste di Pasqua passate a Traboina furono per così dire la coda della Missione in quella Parrocchia. C’era uso di celebrare la santa Messa quelle Feste in tre cimiteri diversi che non avevano nè chiesa nè cappella nè altare. I cristiani vi andavano tirando schioppettate e cantando, vi passavano quelle giornate solenni in giuochi e salti poco onesti, che facevano insieme uomini e donne, e poi si disperdevano a mangiare nelle case vicine con peso e danno grande delle famiglie. La prima Festa di Pasqua, detta la Messa alla Chiesa Parrocchiale, si propose di celebrare ivi stesso il lunedì e martedì; così meglio si prowe-derebbe al decoro delle sacre funzioni; se la popolazione accettava, bene; se no, noi Gesuiti avremmo funzionato lì alla Chiesa, il Parroco andrebbe come di solito a dire una Messa ai sepolcri. Ma tutti acconsentirono che per quest’anno si passassero le tre Feste alla Chiesa parrocchiale; e le funzioni riuscirono belle, divote e fruttuose, senza canti profani, senza giuochi e senza scandali. Anche le donne che nelle feste grandi avevano costume di venire alla chiesa piangendo i loro morti e passavano piangendo il tempo della funzione con disturbo del popolo, quest’anno dietro un semplice avviso, lasciarono i pianti, e d’allora in poi si recarono alla Chiesa cantando il Rosario e la Coroncina dei morti che è una serie di giaculatorie recitate sui grani della Coroncina della Madonna... ». Durante la seconda festa di Pasqua furon perdonati gli ultimi due sangui di Traboina, così che afferma il missionario che di tanti sangui, odi e disordini che c’erano stati nelle 4 parrocchie visitate, non ce n’era rimasto nessuno: magnifico trionfo che ascrive all’amore di Gesù Cristo. Bisognava pensare al modo di ritornare a Scutari dopo le burrasche avvenute e i' terribili risentimenti suscitati. È vero che come si riferiva tutto era ritornato alla tranquillità a Scutari, ma i missionari non s’illudevano che le brage non fossero ancor vive sotto la cenere e che presentandosi essi, le ire o il fanatismo non divamperebbero contro di loro. E però decisero