— 67 — rete tutti ». Erano le 4 della mattina quando l’allarme arrivò nella contrada nostra; molti già confessati il giorno prima chiesero la S. Comunione, altri si vollero subito confessare per poi accorrere alla chiamata e andare, come essi dicevano, a morir per la fede. Non si sapeva che dir loro; forse la notizia non era vera; ma potea esserlo, almeno in parte; i precedenti la rendevano probabile; in caso di una sollevazione a Scutari, la speranza dei cristiani scutarini era solo nell’aiuto dei cristiani montanari. Non si disse loro nè di andare nè di stare per non comprometterci; ina se anche avessimo voluto fermarli era impossibile, giacché è uso e legge delle montagne che dandosi un kusctrìm o allarme tutti debbono accorrere immantinente. 11 M. R. P. Luigi e il P. Agostino raccomandarono a quei cristiani di andar fino a Bàisa che è a tre ore da Arapscia sulla via di Scutari, e là intendere come stessero le cose. Appena alcuni avevano finito di confessarsi e comunicarsi partivano tirando due o tre colpi di schioppo e animandosi l’un l’altro col dire andiamo a morir per la religione. Ma quelli che si radunarono così alla Chiesa, furono solo i vicini; gli altri partirono dalle loro contrade e si dirigevano verso Bàisa: noi li sentivamo chiamarsi colle grida e collo schioppo. Quel giorno non si ebbe alla missione che donne, ragazzi e alcuni vecchi. In tutto il giorno non si ebbe nessuna notizia in proposito. La sera mentre stavamo cercando (cenando?), venne un giovane apposta per riferire come stavano le cose; disse che a Bàisa non si sapeva nulla dell’allarme dato a Hoti, a Kastrati e a Sckreli neppure; quelli di Hoti, rimasti a Bàisa a passar la notte, il giorno seguente sarebbero tornati tutti. Si pensò subito che quell’allarme fosse stato un artifizio dei malevoli per far interrompere la Missione, e per trovar materia o pretesto di parlare contro d’essa quasi che producesse questi disordini. Il giorno dopo che era lunedì, si aspettava il popolo alla missione, ma non venne. La sera precedente di notte s’era dato veramente il kusctrìm in tutte le montagne fino a Klementi, Pùlati, Sciala e Sciosci, giacché non a Riolhi, ma a Scutari era scoppiata la sollevazione dei turchi contro i cristiani. Una lettera mandatami in tutta fretta per espresso dal P. Bonetti che stava a Bàisa, diceva: « Stasera 28 all’/lksciam (o tramonto del sole) arrivò da Scutari una povera donna mandata dal nostro R. P. Rettore con tristissime notizie. I turchi hanno tirato schioppettate contro l’Episcopio, hanno rotte le croci del cimitero, uccidendone anche il custode; hanno ferito mortalmente un cattolico, ucciso uno scismatico, e feriti tre o quattro altri. Dice che fino a domani alle 7 alla turca (cioè a un’ora dopo