— 104 — pratica in Albania, sia immorale, per gli inconvenienti che necessariamente porta seco il permettere che gli individui offesi giudichino e decidano in causa propria, e in affare di tanta importanza, in tanta verietà di casi e di circostanze che spesso accompagnano le uccisioni, e tutti da sè facciano giustizia uccidendo il colpevole o un parente del medesimo. Certo in pratica nessun sacerdote può predicare questa teoria nè permettere che si segua; e chiunque abbia la disgrazia che gli sia stato ucciso l’amico, resterà anni ed anni senza confessarsi ma vuole riprendere il sangue, parendogli d’essere civilmente morto e disonorato davanti al mondo se non vendica l’offesa ricevuta ». In pratica mentre uno può ricever lode se perdona l’uccisione del padre o del fratello, il perdono del sangue dell’amico, può essere stimato viltà come di uno che non sa o non può rivendicare il diritto di protezione e però nessuno la ricercherebbe con disonore di chi è solito apprezzare sopra ogni altra cosa l’essere considerato come persona ragguardevole e potente. A Kòlaj tutti erano stanchi di questo stato di cose che impediva la pace e la sicurezza pubblica, ma la circostanza dei 12 garanti sospendeva tutto. Fra i 12 vi era il bajraktàr di Shkreli, « uomo di bella presenza, come lo descrive il P. Pasi, di statura alta, di tratto gentile e nobile, di una eloquenza naturale che incanta, il quale ha entratura presso le autorità governative, e da tutti è tenuto in gran conto, e chiamato dovunque occorra di fare qualche vecchiardia, o aggiustare qualche imbroglio. A lui s’è cercato di parlare più volte da Sacerdoti e secolari suoi amici affine di indurlo a dar egli quel perdono per amore di G. C. e poi adoperarsi perchè gli altri garanti facessero altrettanto, ma inutilmente » . Si voleva lasciare ai 12 capi l’onore principale nel perdono dei sangui cominciando da quello dell'amico. Il penultimo giorno si potè avere in parrocchia alla chiesa il bajraktàr di Shkreli e con lui ci fu un convegno di più ore. V’eran le principali persone di Selce e Lohja e i parroci di Kòlaj e Pentari. Si fece di tutto per movere il cuore dell’alfiere. Non si potè avere che una promessa che avrebbe parlato coi compagni e che avrebbe mandato la risposta. Mantenne la parola, ma la risposta fu negativa.