— 303 — meglio, e speravamo di vederlo presto rimesso, benché la malattia nel suo primo presentarsi con febbre, dolore al fianco, mancanza di respiro e tosse secca ci avesse messo in gran timore di una pneumonia. Per finire le Missioni nella parrocchia di Scialla rimaneva ancora Thethi, che è un villaggio di 80 famiglie distanti quasi sei ore dalla chiesa. Quella povera gente era venuta a pregarci di recarci colà fino da quando davamo la Missione a Pianti e poi a Sciosci, e più volte mentre eravamo a Scialla. Ma il R. P. Provinciale aspettavaci a Scutari per la visita da una settimana e non dovevamo più tardare il nostro ritorno. Eravamo pure troppo stanchi per sostenere il peso di un'altra Missione regolare senza prima prendere un poco di riposo, ed era conveniente il rimettere questa di Thethi a tempo più opportuno. Senonchè furono tante le istanze che ci fecero i Capi del villaggio venuti perciò alla chiesa di Scialla, che per contentarli si conchiuse che ci saremmo recati colà il M. R. P. Camillo ed io per soli tre giorni, e la Missione regolare si sarebbe differita ad altra stagione. Intanto in quei tre giorni io avrei veduto se il miglioramento in salute del P. Bonetti era costante, e quindi se io poteva con quiete mia fare ritorno a Scutari con Marco il Catechista. La ragione principale per cui si voleva che noi allora andassimo a Thethi, era per pacificare i sangui che tenevano in continuo timore e guerra quella contrada o villaggio cogli altri villaggi di Scialla. Ma la pacificazione dei sangui non è opera nostra, bensì di Dio e frutto delle orazioni che si dicono da tutto il popolo durante la Missione. L'andare in un paese per pacificare i sangui senza prima disporre gli animi e i cuori colla parola di Dio e coll’orazione, è tempo perduto. Il M. R. P. Camillo, il Catechista ed io andammo a Thethi, lasciando il fratello Antunovich ad assistere al P. Bonetti. Tre giorni ci siamo fermati in quel villaggio, dal giorno 5 all’8 maggio. La gente accorse tutta e fermavasi in chiesa tutto il giorno benché facesse freddo e quasi ogni giorno nevicasse. I ragazzi impararono molto; un gran numero di adulti imparava orazioni e catechismo insieme coi ragazzi. Marco n’era l’istruttore, giacché noi dalla mattina alla sera eravamo occupati nell’udire confessioni. Si tolsero alcuni concubinati e si perdonò un sangue. Si diede un colpo anche ad alcuni altri che restavano, ma come notai di sopra, la cosa è pressoché impossibile se non precede una Missione regolare, e quindi non si ottenne nessun vantaggio. Nella sera del giorno 8 tornammo alla chiesa, dove trovammo il P. Bonetti in convalescenza. Lasciai con lui il Fra-