brano più positivi, più tenaci, più costanti. Ciò riguarda il paese in genere, non singoli gruppi o individui, poiché di fatto molti per non cedere sono fuggiti, parecchi resistettero e si ridussero a una vita eroica di stenti e di sacrificio per salvare la loro fede. Ma le proporzioni di fronte all’insieme son piccole, e siamo inclinati a trovare un motivo di viltà e di dissolvimento nella mancanza di coesione e di direzione forte e disciplinata delle forze cattoliche contro la schiacciante potenza dellTslam. Forse anche la vita che aveva dovuto irradiare dai monasteri si era volta alla decadenza. Se così non fosse, non troviamo come poter spiegare un mutamento così generale e così radicale nel popolo albanese che abbandona con tanta facilità e in folla, la fede dei padri. Tutto questo evidentemente se è triste nella visione storica dell’ultimo medioevo albanese, risulta a grandissima lode di quelli, siano pur pochi, che in mezzo alla generale apostasia perseverarono. E, sebbene sieno pochi i nomi che ànno ricevuto un’aureola di santità dalla gloria giuridica della Chiesa, e non ci sia si può dir nulla di positivo nella tradizione liturgica del paese, pure lo storico arguendo non solo dalle condizioni tristissime e quasi disperate in cui si venne a trovare il Cattolicismo in Albania, ma anche da fatti storici e da nomi consegnati agli annali, deve dire non essere mancati gli Albanesi che a traverso le prove estreme del sacrificio della vita, si sono acquistati il titolo di veri martiri (1). E questo dovette avvenire soprattutto nei ceti più umili, in mezzo a quelli che sembravano nati per soffrire e per morire mentre pur son vivi. Abbiamo un esempio classico, bellissimo, nella storia di quella falange di eroi del Cristianesimo di cui racconteremo per esteso nel Capitolo dell’Archidiocesi di Scopia. Bellissimo fu pure l’esempio di quelle eroine che si mantennero fedeli alla loro fede anche dopo che i loro padri, i loro figli e i loro mariti avevano abbandonato la Croce, come ha cura di notare assai opportunamente il Gà-spari nella cronaca della sua visita apostolica fatta alle Chiese (1) Bisogna anche far attenzione che pur troppo, causa le tristissime condizioni dei tempi, l’Albania non ha lasciato ne atti di martiri, nè cronache ecclesiastiche, nè agiografie per trasmettere la memoria di quelli che si sacrificarono all’amore di Cristo.