— 179 — cante cristiano, e ne fu commosso; mise la mano in tasca, e: Prendi pure, disse al zingaro, quella candela che ti piace, perchè aggiungo io ciò che manca ai 5 metelik per pagarla. Il zingaro eia fuori di sè dalla consolazione, e non finiva di ringraziare il suo benefattore che lo aiutò a comperare la candela grossa per S. ¡Nicolò. Venuta la festa, il zingaro si vesti meglio che potè, si lavò la faccia e le mani, e presa la candela, si recò al villaggio dove si solennizzava la festa del santo. Arrivato colà egli si trovava in un grande imbroglio, perchè non sapeva dove dovesse collocare quella candela o a chi darla. Ne interrogò un cristiano, e questi gli suggerì di collocarla ai piedi della statua del santo. Sì, disse il zingaro, io lo faccio, ma che co9a debbo dire a S. Nicolò nel presentargli la candela? Digli, rispose il cristiano, che trovandosi tua moglie in pericolo della vita, ed essendosi raccomandata a lui perchè la aiutasse colla promessa di offrirgli una candela se la esaudiva, ora in segno di ringraziamento, gli mandava la candela. Sì, disse il zingaro, se posso tenermi a mente, voglio dirgli così. Ma, sai, fammi un piacere, vieni anche tu meco e vedi se sbaglio in qualche cosa. Il cristiano lo accompagnò fino alla statua e stette presente al complimento che il zingaro faceva al Santo, mentre offriva la candela. Finito che ebbe di parlare, il zingaro domandò al cristiano se c’era altro da fare; sè poteva baciare i piedi a S. Nicolò? Sì, rispose il cristiano, baciali pure. E il zingaro con gran rispetto baciò i piedi di S. Nicolò, poi tutto compreso di rispetto e venerazione, uscì di chiesa camminando sempre all’indietro per non voltare le spalle al Santo, e facendo continui inchini finché arrivò alla porta. Allora ringraziò il cristiano che l’aveva aiutato in quell'affare, e contento tornò a casa sua ». Non si sa che cosa più ammirare in questo fatto o la semplicità del protagonista per cui il cielo non è sordo sebbene fosse come un cane fuor dell’ovile (il cane del Vangelo), o la grazia ingenua di chi narra. Sembra in ogni caso di ritrovarsi nel mondo tutto luce di carità e purezza di firmamenti dei Fioretti di S. Francesco. È sempre lo Spirito di Dio che passa, come per l’anima naturalmente cristiana dello zingaro attratto dal magico fulgore del Santo dell’Oriente, così per la penna dello scrittore che ci fa rivivere queste scene in un’atmosfera quasi d’immortalità.