Soggezioni controriformistiche nella « Bulgheria convertita » del Bracciolini. Serbi, Croati e Sloveni non appaiono all’orizzonte letterario. Essi svaniscono anche nelle numerose poesie che cantano guerre e campagne cristiane nei Balcani contro i Turchi e in cui una certa qual parte pur sarebbe loro potuta o dovuta spettare, perché sotto Sziget e lungo i Confini Militari e con Eugenio di Savoia e con altri essi hanno pur combattuto. La mimetizzazione loro invece è completa, se pur non tendenziosa (1). Se vi figurano i Bulgari, lo devono a Francesco Bracciolini, il quale nella lunga schiera dei poeti secentisti occupa un posto emergente perché si esercitò quasi in ogni genere di poesia e in taluni rivelò facile vena e fervida fantasia. Egli a sua volta deve l’ispirazione ai casi della vita. Fu la vita cioè, che lo portò a Roma, al servizio del cardinale Antonio Barberini, prefetto di « Propaganda Fide », e fu qui, all’ombra della politica di Urbano Vili, suo vecchio protettore, che volle rendersi utile alla Controriforma e si peritò in un’opera che, battendo la via dei vecchi e nuovi maneggi nei Balcani, della Controriforma doveva essere propaganda e lustro. Nacque così la sua Bulgheria convertita (2). Nacque in seno ai poemi che trattavano conquiste di Gerusalemme o imprese di Cristiani contro popoli infedeli o eretici. Modello suo l’eterna « Gerusalemme liberata », fonte d’ispirazione poche righe di ga invece è la notizia che il Teza dà di una Vittoria di Carlo re d’Ungherici contro d’Urosio re della Serbia, recitata nel 1718 nel «Collegio dei nobili» di Modena: Un dramma di collegiali in Rassegna bibliografica della letteratura italiana, III (1895), p. 262. (1) Si vedano, p. es., nei Componimenti poetici di Paolo Rolli, Venezia, 1753 l’ode « Per la vittoria contro i Turchi presso al fiume Savo nel 1716 » e il sonetto « Per la vittoria ottenuta sotto Belgrado dal Seren. Principe Eugenio di Savoia » dove si esalta soltanto « d’Italia il glorioso figlio ». Si veda pure il sonetto « In morte di Niccolò Zrinski » di Pietro Guadagni, tradotto da Fr. Dou-cha in Kvèty VII (1872). Si vedano, infine, le Rime degli Arcadi pubblicate da G- M. Crescimbeni a Roma dal 1716 in poi. Per le guerre, cui ha partecipato Eugenio di Savoia, cfr. l’opera fondamentale Campagne del Principe Eugenio di Savoia, Torino, Stato Maggiore Generale, 1891 e ss. (2) Roma, 1637. — 279