56 L'APPELLO ALL’EUROPA chiarando, che, dal momento che i loro avi avevano sempre vissiito indipendenti, volevano continuare a fare lo stesso... e diedero fuoco alla casa. Dopo quell’esperimento, il Governo Turco pensò bene di non occuparsene più. Quello che avviene oggi (settembre-ottobre 1912) nella Vecchia Serbia e nel Sangiacato di Novi Bazar, è inaudito. Oltre agli albanesi che taglieggiano quelle disgraziate popolazioni, si sono andate formando delle bande turche, specialmente nei tre cazà di Pierlje, Bielopolje e Pijepolije: bande formate per la maggior parte di delinquenti, di evasi dalle carceri, che uccidono e straziano senza pietà, coi più raffinati tormenti i cristiani che non vogliono, o non possono dar loro il denaro richiesto per scampare alla morte. Le autorità, — dove ce ne sono - e lo truppe turche, fino alla fine di settembre, lasciavano fare. Oggi, si dice, che agiranno risolutamente. Ma l’esperienza permette di dubitarne... Nello scorso agosto, gli albanesi avevano incominciato a minacciare apertamente anche gli ufficiali turchi, i quali, avevano preso in parecchi paesi l’eroica risoluzione di non uscire più di casa. Le comunicazioni quasi sempre interrotte perchè le diligenze erano ad ogni momento assaltate, e agli ultimi del mese, il 25, fu massacrato il kaimakan di Berana Elia Popovich. Era l’unico kaimakan di nazionalità serba nel saggiaccato. Una lettera dell’avvocato Pavicecich pubblicata dal Narodna di Uskub del quale era corrispondente a Sjenitza ha narrato il modo col quale avvenne il