— 120 — constava di 25 famiglie e il capo, certo Marka Gjini, si rifiutò di ricevere i missionari in casa come era suo dovere. E però tutto il popolo gli si dichiarò contrario in una questione assai losca per cui egli aveva occupato a un orfanello casa e terreni, e mirava ad averne la madre come concubina per assicurarsi quella rapina inumana. Si levò invece Bib Tuci protestando che avrebbe affrontato l’odio di tutto il paese piuttosto che lasciare sulla strada i missionari. Lékunda fu l’ultimo villaggio di Selita visitato dai missionari e anche fra quelle 33 famiglie il lavoro non fu del tutto sterile, date le circostanze, ina si perdonarono due sangui e fu molto efficace l’istruzione catechistica e l’insegnamento delle orazioni. Ancorché non si fossero potuti togliere vittoriosamente come a Kethella gli abusi, pure si gettarono i semi di un bene che forse si sarebbe raccolto in avvenire, se pure la forza del male non riuscisse a scompigliar tutto in una regione dove aveva piantato saldi presidi, e, di fronte all’assalto del nuovo apostolato, sarebbe certamente corsa ai ripari. I missionari avrebbero voluto raccogliere tutto il popolo alla chiesa il giorno di S. Nicolò, 6 dicembre, ma fu il giorno più terribile così che dovettero affrettarsi a raggiungere Kethella e E per per non esser bloccati dalla neve. Pernottarono a Kethella dalla famiglia che aveva perdonato all’incendiario, vi lasciarono la benedizione ambita di una messa e poi passarono a Shebja altro villaggio di Kethella che restava a visitare. La missione vi riuscì magnificamente bene, e fu un compenso delle perdite fatte a Selita: si regolarono parecchi disordini di donne, furon pacificati 16 sangui e una ferita e tutti alla partenza dei missionari diedero loro straordinarie prove di affetto. Del resto fin da principio essi avevano mostrato ottime disposizioni : « Noi non abbiamo intenzione di tribolar Gesù Cristo e i suoi ministri, ma quando sarà il tempo, avvisateci e noi perdoniamo e vi obbediamo in tutto ». Solo un concubinario pubblico restò ostinato non ostante le preghiere dei parenti e degli amici; ma Dio cominciò fin d’allora a flagellarlo. Restava la parrocchia di Perlàtaj, di questo nome indice, forse, della latinità di quella chiesa dove ci poterono essere al