più avanti il suo esempio di virtù sacerdotali e religiose, lo zelo inesauribile per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Il P. Fraccliioni è persuaso che insistesse troppo in una moltitudine di pratiche di zelo e di divozione; anche in Missione sarebbe forse giovato più badare un poco a introdurre nel popolo certi elementi di vita economica e civile. (Dobbiamo osservare però che questo non mancò neppure nell’idea, come quando voleva accettare l’offerta del Vescovo di Sappa Mgr. Se-reggi di fabbricare un ospizio a Iballja che sarebbe pure stato un centro di istruzione pei montanari anche nei riguardi della vita pratica, economica e sociale; insegnò certo anche a essere laboriosi, e ebbe sempre davanti il problema economico). Secondo il P. Franzini era un uomo pieno di risoluzione e di coraggio. Una volta andando a passeggio sopra i colli di Tepja a Scutari erano usciti dei ragazzi musulmani che si misero a far le beffe dietro ai due Padri. Egli prese subito una risoluzione; domandò deH’/io.r/ià ; non volevano dir dove fosse, ma egli lo cercò finché lo trovò e protestò subito contro il contegno incivile dei ragazzi, minacciando che avrebbe fatto rapporto al Consolato. E Vhoxhà ne avvertì il popolo. Un Padre ricorda che quando rispondeva alle sue lettere scriveva in ginocchio poiché lo venerava come un Santo. Parlando col P. Roi, gli diceva che la Missione Albanese è una gran bella Missione perchè ci si soffre molto, ma soprattutto perchè si resta ignorati da tutti. Allo stesso Padre ebbe a confessare che egli non aveva domandata la Missione, ma che ci anelava e la sperava; non la domandò perchè l’aspettava da Dio al cui volere egli voleva essere perfettamente conforme. Il P. Zef Saragi diceva che essendo egli alunno del Collegio e andando a confessarsi dal P. Pasi, questi per fargli coraggio a dir tutto lo teneva quasi abbracciato, e una volta in Collegio dando gli esercizi ebbe a dire agli alunni per incoraggiarli a dir tutto in confessione che prometteva una trentina di Messe in prima intenzione per chi gli dicesse un peccato da lui mai prima conosciuto. Lo stesso Padre raccontava di aver sentito da un Sacerdote che una volta il P. Pasi, volendo espugnare un peccatore, stette molto tempo a piangere in ginocchio davanti al Crocifisso. Il Fr. Dolci uno degli anziani del Collegio di Scutari, osservò in lui uno studio particolare per essere esemplare e regolare in tutto. Anche come Rettore del Collegio sua preoccupazione massima era che s’imparasse bene il catechismo; era suo ideale di riformar tutti sul tipo divino di Gesù Cristo.