— 233 — morire parlando della sua cara Missione col P. Genovizzi, usci in queste precise parole : ’ Del bene la Missione ne ha fatto molto; la si sostenga e la si sviluppi ’ ». Il Fr. Infermiere che allora era Fr. Pamio, diceva che durante la malattia ebbe molto a soffrire anche pei rimedi assai caldi che gli furono applicati, quasi insopportabili, eppure tutto sopportò senza mai proferire un lamento, quantunque fossero poco persuasi che quei rimedi sarebbero efficaci allo scopo. I Padri volevano seppellire il defunto nella maniera modesta usata nella Compagnia. Invece l’Arcivescovo, scrisse al P. Rettore in questi termini: « E per la venerazione che porto verso il defunto e per un attestato di viva riconoscenza pel gran bene che il medesimo ha reso colle sue fatiche apostoliche alle diocesi albanesi, io reputerei un favore se V. R. volesse accettare che io domani cantassi pontificalmente la Messa funebre per l’anima del venerando P. Pasi ». E il Padre Rettore credette non essere il caso di impedire quella manifestazione di affetto e di riconoscenza che nell’Arcivescovo impersonava l’affetto e la riconoscenza di tutto un popolo. Vi presero parte persone cospicue del Clero e del popolo. Fra gli altri Mons. Abate dei Mirditi, Mons. Bushati parroco della città, molti Religiosi e Religiose. Ci intervennero pure il Console generale Austro-Ungarico Adolfo Zambaur con la Signora, il Colonnello comandante del distaccamento Austro-Ungarico con vari ufficiali, i rappresentanti del Console italiano e del francese, vari giovani del Circolo S. Giuseppe e della Congregazione, i ragazzi più grandicelli tra i Collegiali ecc. Tutti mostrarono per lui sensi di profonda stima e amore. La pompa del funerale non aggiungeva nulla alla gloria e ai meriti dell’estinto, ma era un dovere e passerà alla storia come un segno della riconoscenza di un popolo verso uno dei suoi più grandi benefettori; le premure fatte intorno al capezzale che raccolse i suoi ultimi sudori, anch’essi furono un debito,: ma egli aveva compiuta nel disegno eterno di Dio l’opera sua e i decreti di Dio non si arrestano.