si è reso apertamente visibile ed è come penetrato a ciascuno nella pupilla dell’occhio, eppure gli uomini (i più) son accecati dalla sua luce e non lo vedono. Vero valore nell’uomo ha lo spirito e nient’altro. Bisogna però osservare che lo spirito è di tal natura che non entra e non esce dal corpo dell’uomo. Il corpo non è che l’effigie dell’anima. Essa si confonde con la grande potenza (del mondo) come una goccia d’acqua nel mare: si unisce con l’anima dell’universo. Ora quest’uomo con quel suo spirito che è l’unico suo valore, l’unica sua ricchezza, come si trova nei rapporti dell’eternità? Ecco, secondo lo Sheh Qazìm, la posizione dell’uomo in mezzo alle due eternità (se così si può parlare) è la seguente. Noi saremo nella vita eterna quello che siamo adesso, nè più nè meno, anche se privi del corpo, non conta. Anzi ora siamo come fummo nell’eternità, solo che l’uomo per la materia che l’avvolge non se ne ricorda. E soggiungeva in conferma o schiarimento del suo dire che tutto ciò è simile alla condizione dell’uomo quando si trova ancora nella sua semenza : il microscopio ce lo vede in tutta la sua differenziazione organica, tale quale com’è quando si è sviluppato fuori del seno materno. E però, chi di grado in grado, com’è nell’ordine dei Rufaji, sale fino alla luce eterna, si vede come era nell’eternità, e quando esce (esce per modo di dire) dal corpo, morendo, vede dove tutti sono (in una luce universale); e quando infine esce anche da sè stesso, si (ri)vede nell’essere eterno di Dio che tutto abbraccia. E portava l’esempio di uno che dopo morto fu interrogato dove fosse andato. Rispose: uscii da me (anzi non uscii), ma devo parlare così — solo che mi vidi libero, e andai via verso una corrente e passai oltre per essere con quelli che desiderava, e mi ritrovai subito con loro, e li interrogai: dove devo andare? — Se vuoi, risposero, puoi tornare dov’eri; e io ritornai al mio cadavere, e assistei alle esequie, e quando il corpo fu messo nella fossa, di nuovo mi dipartii. Non avevo più nè occhi nè orecchi, ma mi sentivo immensamente più libero, e mi trovai nella luce di Dio (1). (1) È il fondo mistico della dottrina del Sufismo.