— 55 — di dissidio e di discordia si erano moltiplicate? Gli Autori degli Acta, però, non dubitano punto della sincerità delle notizie greche, e può essere benissimo che gli Imperatori di Bisanzio in quei tempi così torbidi, assegnassero per moilum facti, anche il Nord fino ad Antivari (compresa) alla giurisdizione di Durazzo. Non esiste però nessun documento, che si sappia, con cui Roma confermasse. Parlando dell’Abazia dei Mirditi abbiamo veduto quanto e quando sia stata distaccata da Alessio. Ci £u un tempo però anche in passato che non tutta la Mirdizia le era soggetta, per cui nacquero attriti fra diocesi e diocesi. Di fatto nel sec. XV il celebre monatero basiliano di Monte Santo sopra Oroshi come pure il monastero benedettino di Nderfandina appartenevano alla diocesi di Arbanum (Kruja), e però Mons. Marco Skura vescovo arbanese, nel documento con cui si compose il litigio fra le due diocesi, affermava che questi e altri luoghi appartenevano alla sua Chiesa (a. 1638). Se non che la lite non finì se non col primo Concilio Albanese per cui tutta la moderna Mirdizia era assegnata ad Alessio. Dopo la separazione del-l’Abazia, rimase ad Alessio tutta la regione a ventaglio che si stende in direzione nord-est e sud-ovest dal monte di Veglia per quanto è compreso fra il Matja e il Drino. Anzi anche oltre il Drino c’è compresa tutta la regione del Mali i Rrencit fino a Kòlaj, e del Mali i Kakarriqit, incluso questo villaggio. Possedeva molte chiese e celebri monasteri come quello benedettino di Bokjani, e di Rubigli, il famoso monastero francescano di Alessio, con una Chiesa , dice il Pooten, « quae amplitudine et operis elegantia principem in universa Dioecesi locum obtinet », illustre per architettura sopra tutte le altre. Non ci restano sul passato statistiche sicure. Marco Skura Arcivescovo di Durazzo, dopo la visita fatta a quella diocesi, scriveva alla S. Congregazione che vi erano 14.000 cattolici. Così nel 1649. Invece Marco Crisio, sacerdote di Antivari fatto poi Arcivescovo di quella sede, dopo aver fatta un’altra visita della diocesi per ordine del Pontefice, nel 1653, scriveva che vi erano 23 sacerdoti, 19 chierici e 8000 cattolici trovati da lui. Sotto il Vescovo Giorgio II (1656) i Cattolici erano circa 7000