_ 4 — Serbia. È un uomo di 36 anni dalla faccia abbronzata, resa ancora più bruna dalla barba folta, sotto la corona della fascia nera che avvolge il suo berretto albanese. Egli ha preso con la sua famiglia una casa in affitto nel quartiere di Scutari, Zdràlej. Mi ero fatto annunziare dal Sig. Hamìd Gjylbègaj, e nel pomeriggio quando accompagnato da questo illustre scutarino infilai il vicolo che metteva alla porta di casa (una vecchia e modesta casa circondata dal muro con un cortile a prato davanti), una ragazzina che era fuori a giuocare, appena ci vide corse subito, senza punto spaurirsi della veste nera, a riferire. Un servo ci aprì il portone esterno, e appena entrati nel cortile ci si vide davanti all’ufficio di casa il capo dei Rufaji della nuova comunità scutarina. Sheh Qazìm ci accolse in atto cortese e col sorriso sulle labbra, e ci introdusse nel suo salottino, che è pure la camera da letto. Questo era steso in un angolo ma non disfatto e raccolto all’uso degli scutarini che stendono le materasse sul pavimento sopra un tappeto, solo al momento di coricarsi, ma era messo sopra i cavalletti e una rete di ferro ’ alla franca Intorno vi erano dei sofà con cuscini alle spalle; in mezzo delle sedie e un tavolino. Su questo erano preparate le zigarette di rito nel cerimoniale dell’ospitalità orientale. meno che meno di giudicare sulle origini e attinenze di questo pensiero religioso e di queste condizioni d’ambiente islamico in Albania con la cultura religiosa dei popoli in mezzo a cui nacque o con cui ebbe comunque dei rapporti. Il mio scopo in questo come in altri studi di simil genere, è assai semplice: quello di riferire con la massima esattezza quel che da fonti autorevoli, anzi le più accreditate, si può rilevare sopra l’uno o l’altro aspetto religioso del paese in queste particolari condizioni di ambiente e di cultura. Ciò serve per lo meno se non a illuminare sul fondo tradizionale e permanente di una religione o di una setta o confraternita religiosa, a comprendere a traverso quali sviluppi o fasi s’incontra in un determinato popolo, e in un determinato tempo, e però a comprendere e conoscer meglio questo popolo stesso. Del resto siccome il pensiero non è qualcosa di cristallizzato e diviso dalla vita, ma ne è anzi la forma più irrequieta e più potente, così è sempre di grande utilità poterlo afferrare e quasi fotografare nelle sue più intime profondità dovunque si trova in quel complesso di azioni e di reazioni che ne costituiscono la storia. Studiando queste fotografie prese dovunque e in ogni tempo il filosofo della storia di un pensiero, potrà rilevarne i tratti perenni e universali.