— 17 — Quanto alle origini di queste tribù rinomatissime, gli storici si sono veramente sbizzarriti, fondandosi suirinterpretazione del nome mirdita che si vorrebbe identico al persiano mardaite, ’ bravo ’ e mentre documenti e storici tacciono, ne seguono le piste fin dal 330 avanti Cristo facendoli uscire dalla Persia, credendo ritrovarli quasi mill’anni più tardi nel Libano, e facendo passare 12.000 di quei guerrieri per ordine di Giustiniano II Ri-notmetos nel territorio che occupano tuttora. Sono fantasticherie. Il nome Mirdita non c’è bisogno di pescarlo in Persia; esso è puro albanese e significa ’ Buon giorno ’, come la frase augurale Mirèmbrama ’ buona seria ’, Mirèmengjès ’ buona mattina ’ ecc ecc. Altra è la questione come una frase augurale sia diventata un nome etnico. Non è raro che si appiccichino i nomi più strani per futilissime coincidenze. Un grande albanologo Giorgio Hahn, non crede necessario andar così lontano e far tanta fatica per rintracciare il cammino storico e la culla dei Mirditi, ma accenna semplicemente a una tradiziene locale per cui il loro capostipite sarebbe stato un bulgaro ortodosso, che trasmigrando coi suoi greggi si sarebbe stabilito nell’odierno paese dei Mirditi, e si sarebbe fatto cattolico. Hahn cita questa tradizione riferendola alla famiglia dei Gjomàrkaj, tradizione che se fu raccolta autenticamente si dev’essere perduta, poiché nè io nè altri ne abbiamo più trovato traccia, e anzi i Gjomàrkaj si vantano di essere i discendenti di una famiglia puro sangue albanese, da Paolo Dukagjini, figlio di Stefano. Questa naturalmente non è che una incorniciatura leggendaria che ogni casato di qualche nome vuol intessere intorno al suo stemma, ma a ogni modo è in contraddizione con la tradizione riferita dallo scrittore tedesco. Accenno però che verso lo sbocco del Fandi nel Matja, vi è un paese denominato Bulgri da cui prende il nome una delle cinque bandiere di Alessio, e questo potrebbe essere una reliquia almeno toponomastica di un’antica immigrazione o sedimento bulgaro in quei luoghi. Più singolare è l’opinione di Ami Boué (1), e che anzi da questo investigatore dei Balcani non è affatto presentata nè (1) Boué, II, 465. 2