— 63 — Frutto di quella missione furon, tra l’altro, la pacificazione di molti sangui e il perdono di odi inveterati. La commozione del popolo fu straordinaria poiché dicevano di non aver mai veduto cosa simile in tutta la loro vita. Dopo il mezzogiorno fu piantata una bella e alta croce di ginepro frutto del lavoro di tre giorni. I principali del paese seguivano i Sacerdoti portando detta croce. Il giorno seguente 7 gennaio i missionari si alzavano per tempo per discendere al Bregu i Mates dove svernano molti Soprascutarini, per soddisfare al desiderio di Mons. Guerini. Per buon tratto di strada furono accompagnati dal parroco e da una folla di popolo. Verso sera arrivarono dal famoso Gjeto Coku una delle migliori famiglie montanare per ricchezza e per generosità. Egli ospitava sempre il clero, e volle in casa sua i missionari durante tutti i sei giorni che rimasero in mezzo a loro. Capitava non di rado specialmente in passato che i montanari soliti discendere a svernare nel piano, si facessero una grossa fortuna. I pascoli non mancavano, la terra coltivabile abbondava, soggetti a tasse non erano; solo pur troppo dovendo passare alcuni mesi pericolosi in regioni malariche cadono spesso vittime di questa malattia. Per chiesa servì un capannone offerto dallo stesso Gjeto. La notte era ricetto di circa 200 pecore, e la mattina si trasformava in una chiesa col suo altare, immagini, ecc. Bisognava, per andarci, attraversare campi pieni di acqua e di fango, ma siccome il popolo corrispondeva mirabilmente, era un incomodo che si prendeva volentieri. Il 13 gennaio i Padri erano di ritorno per Scutari. 4. — La grande Missione del Bregmatja. — Re Nicola del Montenegro loda il perdono di un montanaro dato in quell’occasione (dal 10 al 20 febbraio 1896). Quel tratto di pianura che sotto Zojmeni e Pédhana formata dal delta del fiume Matja si chiama Bregu i Mates è abitato dai montanari delle tribù soprascutarine soprattutto di Shkreli, Klementi, e Hoti che vi passano i mesi dell’inverno col bestiame, e d’estate ritornano con lunga carovana alle bjeshke