prove. Dopo un certo tempo, quando sia passato a traverso alcune come gradazioni intermedie che non hanno particolare denominazione, il myrìd diventa dervìsh; il dervìsh ha abbandonato la vita materiale del mondo, si è votato alla setta (sekt in albanese, tarikàt in arabo, e sarebbe propriamente come ordine o congregazione). Allora cominciano i 7 gradini per salire e diventar sheli. Il sheh è il vero capo della comunità, colui che ha pieni poteri, come sarebbe il Vescovo nell’ordine ecclesiastico. Prima di entrare nell’intima gnosi della setta, volli sapere qual posizione tenga il Rufaisino fra il Sunnismo da una parte e il Bektascismo dall’altra. Egli rispose che il Sunnismo come intima vita religiosa è troppo superficiale; si contenta di certe preghiere e di alcuni riti esterni. Il Bektascismo al contrario non tien conto delle preghiere e di certe pratiche esterne, mentre invece ci tiene al così detto muhabèt che sarebbe come un circolo o conversazione in cui a loro modo meditano le profondità dell’essere. « Noi, soggiungeva il Sheh, teniamo una via di mezzo, che insieme le congiunge tutte e due e le completa: noi teniamo la preghiera del Sunnismo e il muhabèt del Bektascismo. Inoltre* vi è un altro divario fondamentale fra il Bektascismo e il Rufaismo, che in quella setta l’individuo scompare sotto il dominio rigido e assoluto dei loro babà, mentre nel Rufaismo l’ascesi e la gradazione dipendono dall’iniziativa personale a cui non è impedito mai il progresso. Dipendente-mente dall’abilità spirituale di ciascuno, si sale di scuola in scuola, di grado in grado. Se il Bektascismo si avvicina tanto alla divinità da farne un unico essere con l’uomo e coll’universo, il Sunnismo pecca da un altro estremo, in quanto lo tiene troppo lontano come potenza superiore all’uomo, come dell’uomo fa una potenza minore, separata. Son due eccessi che il Rufaismo ha evitato. Noi — dichiarava lo Sheh — riteniamo Dio dentro l’uomo e dentro l’universo, sebbene noi non siamo Dio poiché altri ci potrebbe obbiettare: ma chi ha fatto te? come dire: sappi che anch’io sono come sei tu. Com’è allora che tu e io siamo Dio?