— 333 — entrarvi a nissuno dei due partiti. Chi fosse entrato o avesse cominciato il sangue col partito contrario sarebbe caduto in sangue con tutta la popolazione cristiana. La notte dormirono alla Giamia, e l’Ogiù dovette me fai Bairamin (festeggiare il Bajràm) in una casa privata con poche persone del suo partito. Coll’intromissione dei cristiani si ottenne una nuova tregua fino alla domenica dopo l’Assunta. Secondo mi fu raccontato, pare l’imbroglio sia nato in questo modo. Un giovane pupillo si divise dallo zio. Il padre prima di morire avea cambiato col fratello, zio del giovane, un pezzo di terreno. Ora il giovane volea distruggere quel cambio; lo zio non voleva. UOgià sosteneva il giovane, Niman Aga lo zio. Si aggiustarono le cose e si misero garanti. Il giovane si pentì dell’aggiustamento e una bella notte ajutato dall’Ogiò e da qualche altro del suo partito andò a seminare il campo che ripeteva dallo zio. I dorzàn o garanti offesi abbruciarono la casa del giovane e tra il partito dell’Qgiffl e quello di Niman Aga si venne a schioppettate. Conchiusa una bessa o tregua fino al Bairam-Kurban VOgià si lasciò scappare che non avrebbe fatto il Bairàm (cioè la preghiera consueta in Giamia) con quei porci che seguivano il partito di Niman Aga;e questi dissero che giacché li chiamava porci, non l’avrebbero mai fatto con lui. Ismal Aga di Kryesiu avuto notizia della rottura dei Turchi d’Ibalia propose di mandare ad Ibalia pel Bairam il suo figliuolo Ogia di Kryesiu, e venisse a Kryesiu VOgià di Ibalia. Ma VOgià di Ibalia non volle in modo alcuno accettare. Venuti alla vigilia del Bairam che finiva la tregua, si doveva venire a schioppettate alla Giamia, e fu allora che i Cristiani s’interposero ». Il 14 il Padre lascia Lira insieme con Mark Hajdari andato a prenderlo con due muli, per portar lui che aveva avuto di quei giorni la febbre, e un po’ di roba. « La Cella di Fira — nota a questo punto il padre — che consiste in una stanza, una cucina, un corridoio e un buon solaio o granaio da depositar roba ecc. ci costò molte fatiche, molta pazienza e quando saran fatti i conti, in proporzione, molto denaro. Il paese o « fis » promise di concorrere, ma poi non lo fece tra per pigrizia, tra per povertà e perchè tutti occupati nei lavori della campagna. Si dovette far tutto con denari. Però si dovea fare per poter venire ad aiutar questa povera popolazione-bisognosissima di aiuto ».