— 300 — Così finiva quel primo giro della quaresima, co8Ì carico di fatiche e di sacrifizi, e nel quale non mancarono incidenti dolorosi, ma anche ricco di meriti e pieno di vittorie. Il merito personale molte volte è lasciato nell’ombra se non in quanto trapela indirettamente, poiché il lavoro infaticabile e la passione apostolica dell’animo non sono mai descritti. Ma per chi segue con attenzione il racconto del Padre a traverso tante peripezie non troverà, credo, vita apostolica più eroica. Si pensi solo a quello che ci lasciò scritto nel diario il 25 aprile che « tutti questi imbrogli ci tengono occupati quasi da mane a sera », cioè le decime che non si volevano pagare alla chiesa come aveva ordinato il Vescovo, e l’eterna questione dei concubinarì che non veniva mai a una soluzione. Fu indetta un’adunanza dei capi di Thagi e di Berisha pel 28 aprile che era una domenica, ma non vennero. Ce ne vennero alcuni la prima domenica di maggio e il Padre si lagnò con essi delle promesse non mantenute; dover egli fra pochi giorni partire per Scutari e riferir tutto al Vescovo, il quale probabilmente sarebbe ricorso al governatore di Puka perchè finisca lo scandalo dei gjynahtarè. I capi lo pregarono di aver pazienza che un poco alla volta tutti si sarebbero arresi, ma il Padre pur assicurandoli che avrebbe fatto quel che poteva non può far a meno a questo punto di lagnarsi e di dire: « In questo affare dei gynahtari, come in molti altri, potei toccar con mano che non si può contare sulle belle parole e promesse di questa gente; — oggi promettono, domani mancano di parola; fan tutto facile; ti inzuccherano con belle parole, ma più in là non vanno. — I Capi sono presso a poco come gli altri, autorità e forza non hanno ». ]1 9 maggio il P. Pasi è di ritorno a Scutari, e il 20 si recava da S. E. il Vercovo di Sappa a Nenshati; « ... mi accolse molto bene — scrive nel diario —, si mostrò soddisfattissimo del frutto ottenuto ad Iballja e paesi vicini; disse che la gente di quei luoghi venendo giù, parlavano assai bene dei Missionari; egli stesso era stato stupito che qualcheduno di Iballja parlando con lui non facea più giuramenti, e quantunque egli nel discorso lo stuzzicasse in certo modo e lo mettesse nell’occasione di farli, non potè sentir altro giuramento che : Poscia kryet (veda il capo). Approvò l’operato da noi coi gynatar e specialmente