la religione e molti la dicono migliore della loro. Hanno preso o conservano molte pratiche religiose cristiane, p. es. accendono-la candela a S. Nicolò e a S. Sebastiano; uccidono l’agnello e fanno il ferlìk (per cui s’arrostisce allo spiedo un animale intero) a S. Nicolò, nè l’Hogia fu mai capace di far lasciare loro quelle pratiche. Quando si trovano coi cristiani e si passa la rakia o acquavite dicono: Vi sia lodato Gesù Cristo. Mi è accaduto spesso di salutare i turchi col saluto « Sia lodato Gesù Cristo », credendo fossero cristiani, ed essi senza mostrarsene punto offesi, rispondevano: Ti sia lodato sempre (cioè a te),.. l’Hogia (di Ibalia)... è dei cristiani fattisi turchi ultimamente, e credo che non abbia a rimontare che al bisnonno per trovare nella sua casa dei cristiani. Esso è del paese; andò per sei anni a Jakova, e ne tornò abile a dirigere nello spirito quella piccola comunità; dalla quale però non è nè molto stimato, nè molto amato. A questo contribuisce il vivere che fa quasi come tutti gli altri, si occupa delle cose di mondo, di denari, di roba, di donne,' come gli altri; si distingue dagli altri perchè meglio armato. Porta il martiri e un bel revolver e per conseguenza due ordini di tusceke (leggi fusheké) o cartucce intorno alla vita, cosa che eccita la gelosia di molti e li porta a par lai-male del loro Pastore; ma egli dice che ha bisogno di andare in quel modo perchè trovandosi tra gente barbara e senza leggi, la sua vita correrebbe pericolo, se non avesse come difendersi. Non so quante mogli abbia, nè quanti figliuoli; però ne ha uno grandicello, che ha dato occasione all’incidente che sto per narrare. I Turchi d’Ibalia danno la decima al loro Hogia, come s’usa tra cristiani col prete. Mi pare che diano un kosic di kala-moc o grano turco, che sono 20 oke (28 kili) e il formaggio che cavano dal latte di un giorno. Or il figlio dell’Hogia andando un dì nella famiglia d’un vicino, vi vide una campanella di ferro; se ne invaghì e la chiese al padrone di casa per metterla al suo oghic o montone, e gli disse che suo padre per quella campanella gli lasciava la decima di quell’anno. Il padrone della campanella non voleva cederla e portava molte ragioni; ma il figlio dell’Hogia seppe tanto dire e fare, che si ebbe la campanella, e tutto contento andò ad attacarla al suo oghic. Un dieci giorni dopo la famiglia dell’Hogia si pentì di quel contratto, e l’Hogia mandò indietro la campanella dicendo che non ne avea bisogno, e invece volea la decima. Ma il padrone della campanella che prima penava tanto a cederla, ora non la volle più ricevere e la rimandò all’Hogia. Questi portò sue ragioni per rimettere quel mobile al suo padrone e aver diritto alla decima, ma l’altro fu duro a non volerla riaccettare. Che fa l"Ho-gia? Aspetta un momento che gli uomini del suo bravo vicino