— 70 — sinodi diocesani, in cui i vescovi stessi del luogo alzano la voce e pronunziano terribili parole intorno agli abusi radicati da secoli in mezzo alle popolazioni cattoliche dell’Albania. S. E. Mons. Giovanni Topich O. F. M., vescovo di Alessio, e amministratore apostolico dell’Arcivescovado di Scopia, in una istruzione e lettera pastorale indirizzata al suo clero il 29 ottobre 1843, così si esprimeva sulle condizioni religiose e morali delle diocesi a lui affidate: « Dopo che per lo spazio di un anno, in cui Noi esercitiamo il nostro ministero, avendo fatta la prima canonica visita generale, percorrendo con indicibili incommodi ed orrendi pericoli fino i più minuti villaggi di amendue le Diocesi, Noi ci siamo resi attenti ai bisogni della greggia, che ci è stata dall’alto affidata; Noi saremmo infedeli verso Iddio, insensibili al nostro dovere, ed alla salute dell’anima nostra, e di quella dei nostri fratelli sopra i quali dobbiamo vigilare, se noi non profittassimo delle nostre esperienze, per ¡sradicare le abbominevoli corruttele contro la purità dei costumi....; e non ci occupassimo a sbarbicare gli errori e superstizioni, contrari alla santità e purezza del Cattolico Domma; che noi, con sommo dolore dell’animo nostro, abbiamo trovati impiantati, e vediam crescere in mezzo di noi; o che non mancherebbero di nascere, se Noi non avessimo premura di prevenirli ». E nella Lettera Pastorale che segue all’istruzione, a pag. 4, esce in questa grave affermazione: « Noi non ci meravigliamo, che la rozzezza regni in queste parti, e nè tampoco la grande ignoranza in ogni genere di cose. Sol ci fa stupire quella mancanza d’istruzione ne’ misteri principali e ne’ doveri indispensabili della nostra SS. Religione. Girate pure le montagne, e trovatemi uno dei fedeli (se pure in questo stato fedeli chiamar si possono) che sappia almeno i principali doveri di cristiano? ». Mi sembra che queste parole di un santissimo pastore e cospicuo vescovo facciano eco al lamento, pieno di augusta e solenne maestà che faceva Mgr. Vincenzo Zmajevich, arcivescovo di Antivari, scrivendo a Clemente XI sulla visita fatta delle chiese in Albania. « Mi comandasti — scrive il grande arcivescovo — di esplorare con visita apostolica le Chiese della mia provincia albanese.