— 71 — Obbedii ai comandi, girai il paese, lo percorsi tutto, ne vidi le tribolazioni. Vidi, ahimè! la regina, un tempo, delle province, sottoposta al tributo, la signora delle genti oppressa dall’amarezza del dolore, rigettato lo scudo dei forti, demolite le mura e l’antemurale. Vidi i Gentili entrati nel Santuario di Dio, contaminati i templi, profanati gli altari, (lasciato) appena un luogo dove il popolo si possa raccogliere per la solennità. Vidi i Vecchi che gemevano, i Sacerdoti ministri del Signore che piangevano, percossi i Pastori, disperse le pecore erranti fuor di strada, la peste che assale tutti, e che infuria con micidiale contagio, in ogni parte. Vidi questo, e ne gemetti, e le mie viscere si conturbarono sopra la desolazione del mio Popolo, si laceravano sopra le sventure de’ miei figli naufraghi. Per questo, dissi, il mio Popolo fu condotto in cattività, poiché non ebbe la scienza ». S. E. Mgr. Fulgenzio Czarev, Min. Oss., arcivescovo di Scopia, descriveva a foschi colori le miserie morali, sopra cui aveva levato il grido del suo lamento circa un secolo e mezzo prima Mgr. Vincenzo Zmajevich. « Passando... allo stato morale della popolazione dell’Archi-diocesi di Scopia, esso, come lo è pure di tutto il resto di ciò che chiamasi alta e bassa Albania, a chi addentro lo conosce e ben considera, offre uno spettacolo di orrore e di compassione. Le radici dei mali che vi regnano sono profonde e secolari, e certamente molto più antiche della ottomana occupazione, per cui tutte queste infelici popolazioni (quantunque le apparenze non lo dimostrino) sono abbrutite da’ vizi coltivati e cresciuti all’ombra delle prave e crudeli costumanze nazionali fin qui tenacemente osservate in opposizioni (sic) alle divine ed umane leggi, costumanze mai sempre state fatali come alla moralità, così alle vite umane, ed alla domestica economia delle quali la storia ci lasciò registrate le pratiche tenute dagli antichi pagani, e pur anco si legge trovarsi esse in uso fra gli odierni idolatri dell’Asia ». E cita la legge del sangue che impareremo presto a conoscere. Le parole di questo illustre e zelantissimo prelato dicono la verità, ma la dicono in tal modo da farla credere peggiore di quello che essa fosse in realtà; bisogna saper collocare ogni cosa nel suo ambiente, e allora anche questa severa testimonianza storica dovrà essere con giusto criterio mitigata. Sarà mio dovere