— 210 — sussidio e per una sola volta... la somma di lire tremila ». (Roma li 17 gennaio 1889). Il 15 giugno dell’anno stesso in seguito a una relazione mandata a Propaganda dal P. Pasi sull’opera svolta dalla Missione, lo stesso Cardinal Prefetto prometteva per mezzo del P. Generale un altro sussidio di lire tremila. Ma di stabilire un fondo non c’era da pensarvi ancora; Propaganda prometteva un assegno annuo, ma non sapeva decidersi a fare, per allora, di più. Roma va sempre adagio; probabilmente voleva prima accertarsi che la missione avviata potesse continuare svolgendo la sua opera di apostolato. Bisognava che intanto la Missione s’ingegnasse da sè cercando quei migliori aiuti che potesse, per via di questue, scrivendo nei periodici ecc. Il P. Provinciale Vioni che comunicava con lettera del 5 marzo 1891 al P. Pasi queste notizie, non dubitava chiamar una stranezza l’opinione di quelli che asserivano non poter due soli missionari formar Residenza indipendente; anzi soggiungeva che in territorio di missione ci sono delle stazioni con un solo missionario; dipendere però dal P. Generale l’aprir nuove residenze, e a questo per mezzo di Propaganda doversi rivolgere i Vescovi per tale scopo. Concedeva a ogni modo che se un Vescovo domandasse dei missionari per 6 mesi e anche per un anno, purché desse loro conveniente alloggio nel tempo che riposano dalle loro fatiche, lo potesse fare. Non si lasciasse mai solo il fratello in casa di nessuno, ma se non potesse seguire i missionari, fosse affidato a un Vescovo o a un buon parroco. Qualche aiuto in quei primi anni trovo che fu dato alla Missione anche dal R. P. Generale. Con tutto che Propaganda non si sentisse propensa a stabilire un fondo per la Missione, pure il Card. Prefetto con lettera dell’ll (undici) luglio del 1890 al P. Rettore del Collegio Pontificio che era il P. Luigi Mazza, esprimeva il desiderio « che quest’opera veramente apostolica sia costituita su basi più stabili, che meglio l’assicurino per l’avvenire ». E dopo aver raccomandato che una missione fosse data in modo specile nel « territorio della ricostituita Abazia dei Mirditi, il che tornerebbe di incoraggiamento a quel Prelato e servirebbe a rilevar meglio i bisogni spirituali di quel popolo e porgerne in conseguenza al-