— 268 — Ordine Sacro. — 1. Si stima viltà il mandare i figli per la carriera ecclesiastica. 2. Si adduce la ragione del bisogno per custodire il bestiame, o della crudeltà che è il dividere il figlio dalla famiglia. E quantunque poverissimi e mendicanti amano meglio una tal vita che quel sacrifizio. Matrimonio. — 1. È' al tutto ignorata nei montagnuoli l’idea di sacramento, piuttosto è ben radicata quella di contratto, per cui le ragazze e perfino le bambine si Vendono e si comprano. 2. I testimoni del matrimonio sono considerati come parenti spirituali delle due parti, ed entrano nella gran categoria dei « ku-mar »; contraggono cioè una fratellanza ed amicizia particolare, che deve servir di difesa in occasione dei « sangui », o di aiuto in altre occorrenze. 3. La donna in generale è considerata come schiava, e deve fare le fatiche più gravi. 4. In parecchi luoghi ove il Prete va di rado, non vi sono denunzie matrimoniali, ma si congiungono le parti, e poi si benedirà il matrimonio quando il Prete giungerà, e si battezzerà allora la prole già nata forse da qualche mese od anno ». Forse il giudizio che il P. Missionario fa sulle condizioni della donna è un po’ troppo severo, sebbene certo vi sieno dei casi che danno motivo a pensare così. « Quanto all’onestà noto solo che lo stesso loro modo di vivere in famiglia e di vestire dovrebbe naturalmente produrre molti inconvenienti; ma in questa come in altre materie i montanari hanno una morale tutta propria, e spesse volte molto diversa da quella che noi impariamo nei libri dei teologi, e credo che anche Nostro Signore il giorno del giudizio avrà riguardo nella sua infinita misericordia a questi poveri montagnuoli di Beriscia e di Ibalia, i quali peccano più per ignoranza che per cattiva volontà, come appare da tutto il nostro racconto. Con questi abusi però e con questi disordini, v’è pur del buono nei nostri montagnuoli d’Ibalia e dei siti circonvicini. Abbiamo già detto del fermo attaccamento alla santa Fede. Quindi è che essi conservano un gran rispetto per tutto ciò ch’è religioso e portano grande venerazione al Sacerdote. Ed è pur consolante il non trovare chi nella povertà o nelle disgrazie mormori contro Dio o si lamenti della sua provvidenza. Il loro detto più famigliare è: « ciò che viene da Dio sia il benvenuto ». Il loro ragionare è similissimo a quello che la Scrittura ci fa conoscere del popolo ebreo; diranno p. es. : Il Signore quest’anno ci ha dato molto grano; - il Signore gli ha mandata quella malattia; - il Signore mi ha cavato da quell’imbroglio; - se il Signore vorrà,