— 252 — degli lbaliani. Abbastanza stanchi, e intirizziti dal freddo, però commossi da tante dimostrazioni d’affetto, si arrivò finalmente alla abitazione di Prel Mehemeti posta nel punto opposto al nostro ingresso nel bacino. Erano le due di notte. Là trovammo preparato un gran fuoco che in quella circostanza valeva un tesoro. Poi ci si apprestò una buona cena di magro, perchè era venerdì, e dopo un po’ di conversazione si andò a riposare riserbandoci alla dimane a vedere e contemplare le bellezze di Ibalia. « Il giorno seguente cominciarono le visite, tra le quali vi fu quella dell’Hogia e di alcuni altri principali turchi, che si congratulavano della nostra venuta e protestavano che ne erano contenti non altrimenti che se essi stessi fossero stati cristiani. Intanto il M. R. D. Lazzaro coi Capi del paese si misero a cercare dove collocarci in qualche famiglia privata, non essendovi cella o casa parrocchiale, e finalmente combinarono di metterci nella famiglia di un certo Prenn Haidari, il quale metteva a nostra disposizione una stanza ed un piccolo corridoio. Attese le ciicostanze di questi luoghi, non potevamo essere collocati meglio; il corridoietto serviva per mettervi l’altare, e la stanza per istàrvi i Padri e per raccogliervi i ragazzi all’istruzione. La famiglia poi di Prenn Haidari era una di quelle famiglie patriarcali, che sgraziatamente vanno diventando sempre più rare: contava tredici maschi, il più piccolo dei quali aveva un quattordici anni, e tutti erano d’una bontà, lealtà e rettitudine singolare. Si mostrarono molto contenti di poterci avere per ospiti, e subito cominciarono a provvederci di legna, acqua, paglia su cui dormire e di quanto avessero veduto che ci occorreva; cosa che continuarono a fare sempre anche di poi, quando non ci trovavamo in paese ». Com’è uso del luogo, tutto quel pomeriggio i missionari si videro circondati da una folla di gente quanti ne teneva la stanza dell’ospite e rimasero fino a sera quando fu preparata una cena solenne alla quale presero parte i cinque principali del paese. Quattro di essi rimasero pure la notte e solo la mattina del giorno seguente furono lasciati soli a metter a posto le cose loro. Nella descrizione che il missionario fa dei disagi del viaggio, accennando in particolare alle difficoltà delle stradi;, carica un poco i colori non per istinto di esagerazione, ma perchè essendo le prime prove in montagna le trovò veramente difficili al Gomsiqe e al Sapac per non esservi ancora abituato, ma quei