— 192 — no o della quaresima ci sono le parrocchie di Pulati dove pure, a Gjani, c’è la residenza del Vescovo, allora, per cominciare la missione dalla chiesa principale, bisogna che i Missionari da Scutari si portino direttamente a Gjani passando per la Qafa e Beshkashit. Più comodo sarebbe senza dubbio, dar principio alla Missione a Prekali, che sappiamo già come si potrebbe raggiungere, oppure a Suma salendo per le propaggini del Mara-naji, verso la Qafa e Thanes, che separa appunto il territorio della parrocchia e bandiera di Suma da quella di Gjani. I sentieri che a Pùlati conducono dall’una all’altra parrocchia sono tra i meno agevoli specialmente per le cavalcature, tante sono le rovine causate dallo sboscamento e dalle acque torrenziali alle falde di quelle vette eterne. Vi è una terza regione che il Missionario deve visitare nella diocesi di Pùlati, ed è la più terribile ed intricata sia che uno vi discenda da Shoshi, sia che ci vada lungo le falde interminabili del Cukàli. Il Missionario, terminata la Missione di Shoshi a Molla e a Guri i Lekès, può discendere lungo la Lesnica, come si chiama nel suo corso inferiore il Lumi i Shales, e venire a Du-shmani. Ma il missionario che non fosse pratico dei monti e non avesse fermo il piede, o soffrisse di vertigini, non ardisca fare un viaggio simile, il quale è tutt’altro che un’amenità! Bisogna passare sopra precipizi che fanno rabbrividire dallo spavento, ed è necessario in certi luoghi dove si passa sopra l’abisso per gradinate primitive scavate in un tronco d’albero gettato là a manieri di ponte, raccomandarsi a tutti i Santi del Paradiso. Lo stesso si deve dire press’a poco per chi da Dushmani vuol portare i benefici della Missione alla dirupatissima Temali dove le propaggini orientali del Cukali sono come state tagliate dalla maestosa e imperturbabile corrente del Drino, lasciandogli solo un’erta forr mata come di grandi scaglioni. Le acque in quelle regioni hanno fatto un lavoro fantastico di scavi e di erosioni, lasciando appena ai poveri mortali che per fuggire il martello di spietate persecuzioni, hanno creduto bene di poter vivere come vivono le capre, -quel tanto di terra che è il puro necessario per lavorare un misero campicello. Se non ci fossero le così dette bjeshke le quali permettono di mantenere un po’ di bestiame minuto, nessuno ci