— 262 — mattina del giorno di Pasqua in una famiglia di 18 persone tutte grandi ho veduto sgranellare il frumentone, che si doveva macinare e mangiare quel giorno. Le abitazioni di questi poveri montanari, sono in generale miserabilissime, e si possono chiamare capanne o stalle piuttosto che case. Consistono in un muretto a secco, alto circa un metro, formato da sassi collocati uno sopra l’altro alla peggio; o in alcune tavole lavorate in qualche modo senza sega e senza pialla, poste una sopra l’altra; o in un graticcio, sopra il quale comincia tosto il coperto, che è molto acuminato e formato di v dusck » ossia frasche o ramoscelli di quercia colle foglie all’in-dentro e coi mozziconi all’infuori, in guisa che all’esterno la casa sembra un mucchio di legna ben collocata, perchè non soffra dalle pioggie. Per pavimento non v’è che la nuda terra, per lo più ineguale, e tutta a fossette, formate dal giuocare dei ragazzi e dallo scopare; per il qual caso invece di scopa si adopera una manata di « dusck » o un ramo di ginepro o di qualunque altro albero colle foglie. Finestre non si usano, nè camino; per la porta e per tutti gli altri buchi e fessure, che non sono mai poche, entra la luce, e per la stessa via esce il fumo. Più volte m’è toccato mangiare in alcune case a lume di pino in pieno mezzo giorno per mancanza di luce. In queste capanne o case sta per lo più tutto quello che la famiglia possiede in ricchezza mobile: vacche, pecore, capre, maiali, galline, zucche, cipolle, fagiuoli, ecc. In mezzo sta il fuoco, per lo più senza alcun segno di focolare, se non fosse la catena sospesa e qualche trave se vi è; perchè alcuni non hanno altri utensili da cucina che una pentola per cuocere i fagioli, e uno stampo di terra cotta per cuocere il pane. Intorno al fuoco stanno le persone, e là si scaldano, là discorrono e trattano i loro affari, là mangiano, là dormono e spesso cogli animali tanto vicini, che conviene star bene attenti per non restare calpestati o imbrattati ». Accenna poi a quel genere di abitazioni di cui ho parlato sopra e che solo le famiglie più benestanti si possono far costruire, e che con parola turca si chiamano kulle, luoghi di rifugio e di difesa specialmente per ragione dei sangui. Per questo oltre una o due finestrine di circa 25 per 30, hanno pure dei fori obliqui nel muro a modo di feritoie per far fuoco sul nemico e per difendersi dai suoi colpi. Anche queste dal punto di vista dell’edilizia lasciano molto a desiderare, e non è a dire che la povertà unita a un sistema primitivo di vivere contribuisce alla mancanza di pulizia e però gl’insetti ci fanno festa, e non man-