— 253 — pericoli che poterono in certi punti essere reali trattandosi di cavalcature, non son nulla se si mettono a confronto con le difficoltà assai maggiori di altri sentieri veramente da capre e pericolosissimi per chi soffre di vertigini e non ha il piede sicuro. La casa dove furono collocati i missionari era nel centro del villaggio a poca distanza dalle due chiese, una scoperta e l’altra diroccata. Il locale prestato ai due ospiti consisteva in una stanza di quattro metri quadrati e una specie di corridoio o andito largo un po’ più di due metri e lungo cinque e dovea servire di «appella. Non era molto ma date le circostanze era una fortuna e i missionari ne furono contenti. Sarebbe stato assai difficile trovare qualcosa di meglio. « Si pensò subito — continua a notare nel diario il P. Pasi — a fare un po’ d’altare e a cominciare l’istruzione a qualche ragazzetto che dietro ripetute raccomandazioni qualche nostro amico ci mandò. Si cominciò con due o tre, di giorno in giorno se ne aggiungeva qualche altro, ma il freddo grande che faceva non permetteva ai ragazzi scalzi e quasi affatto ignudi di venire alla cella. (Cella, in Albania, si chiama la casa del curato). Cominciammo ad andar noi in qualche centro. « Si dovette cominciare col segno della croce che sapevano tutti ma incompleto. L’Avemaria pure si sapeva si può dire da tutti ma alterata di molto; alcuni pochi grandi sapevano il Pater e il Credo ma affatto sfigurati ». Prima di seguire lo sviluppo dell’opera missionaria dei due raessi che la Provvidenza inviò a quelle montagne, bisognerà, che attenendoci sempre con perfetta lealtà storica agli appunti del P. Pasi, tracciamo con le sue stesse parole il quadro delle condizioni economiche, politiche, religiose e sociali in cui trovò egli quei luoghi al suo tempo. Ciò servirà a completare quello che esposi in modo generale in un capitolo precedente e darà luce a tutto il seguito delle missioni. Abbiamo già notato sopra che al tempo della prima visita diocesana di Mgr. Gabriele Neviani nel 1893 Ibalja contava 1769 cattolici, Fiersa 1315, Beriscia 2373. Probabilmente come parrocchia Ibalja si estendeva anche ai villaggi che formarono recentemente la parrocchia di Dardha. Tutta quella regione era